Godzilla-2014

Godzilla – Gareth Edwards

Nel 1999 gli scienziati Joseph e Sandra Brody vengono convocati per un’emergenza causata da uno strano sisma che da lì a poco distruggerà l’intera centrale nucleare giapponese dove lavorano, uccidendo Sandra ma salvando Joseph. Quindici anni dopo quel tragico evento il loro unico figlio Joe, trasferitosi nel frattempo a Los Angeles, sarà costretto a ritornare in Giappone dal padre, finendo coinvolto in un’epica battaglia che vedrà protagonisti due antichissimi mostri leggendari: Godzilla e M.U.T.O..

Mettiamo subito in chiaro una cosa, chi vi scrive ama molto il genere “devastazioni epiche con mostri giganti”. Ed è proprio per questo che a malincuore definisco il nuovo Godzilla una brutta storia in un brutto film. Partiamo dalla struttura. Lo sappiamo: un blockbuster che si rispetti deve avere una buona dose di luoghi comuni riconoscibili, ma in questo caso la loro presenza è così ingombrante da impedire e annullare la sorpresa, l’attesa o un qualsivoglia respiro di suspense, rendendo nella seconda opera del regista Gareth Edwards tutto continuamente prevedibile.

Un altro aspetto che impedisce al film di decollare è l’inserimento forzato della dimensione “umana” in ogni contesto e/o situazione, dimostrando di non aver avuto il coraggio di andare fino in fondo nella costruzione dell’assurdo, nel non aver lasciato ai combattimenti tra i “mostriciattoloni” lo spazio necessario e sufficiente al divertimento dello spettatore. Insomma, la classica domanda “come reagirebbero gli esseri umani a una situazione simile?” appare assolutamente inutile e fuori luogo dato che il paradossale lieto fine costante che si presenta a ogni devastazione fa sfuggire comunque una qualunque risposta. Ciliegina sulla torta è l’assoluta e paradossale irrilevanza del ruolo di Godzilla, il quale incredibilmente e stranamente presentato come personaggio buono, perde di importanza nel corso della storia, lasciando troppo spazio alla lotta degli umani contro i M.U.T.O., le altre creature che sbucano per minacciare l’uomo, ritornando nel finale in una battaglia che lo vede soltanto come deus ex machina tappa buchi.

In tutto questo marasma si distinguono poche mosche bianche, a rappresentanza delle quali ci sono sicuramente Bryan Cranston, che convince per la sua interpretazione pur rimanendo schiacciato in un ruolo piatto e con poco spessore, e l’enorme lavoro qualitativamente molto alto svolto dalla squadra di effetti sonori ed effetti speciali visivi, la prima guidata da Erik Aadahl e Ethan Van Der Ryn e la seconda supervisionata da Jym Rygel, che decretano sicuramente lo stato dell’arte attuale dal punto di vista tecnico, ma che risultano sprecati e soffocati da una storia poco adatta a rappresentare un’icona del cinema come Godzilla.

Insomma, uno stereotipo troppo lungo che si prende troppo sul serio. Purtroppo, deludente.