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Il traditore

Il traditore mette in scena le pagine della storia italiana, anni 70/80, di quando ci fu un cambiamento, dove uomini giusti puntarono i piedi e sfidarono mafia e stato nella ricerca della verità e della giustizia.

La Mafia, o Cosa Nostra, come la chiamano gli uomini d’onore non esiste. O meglio non esiste più come la si considerava prima dell’avvento della droga nelle piazze internazionali, da stato parallelo ora ha imparato a sparare “meno” e a farsi il nodo alla cravatta. Marco Bellocchio con Il traditore mette in scena le pagine della storia italiana, anni 70/80, di quando ci fu un cambiamento, dove uomini giusti puntarono i piedi e sfidarono mafia e stato nella ricerca della verità e della giustizia. Parlo di uomini come il giudice Giovanni Falcone che a costo della vita, decisero di fare chiarezza e di mettere anima e corpo al servizio dello stato o meglio della verità. L’alleato più grande furono le 400 pagine di testimonianza fornite da Tommaso Buscetta, che fecero in modo di poter istituire un maxi processo che pose fine all’ascesa mafiosa corleonese e aprì gli occhi a tutti: La Mafia esiste.

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In questo film però tutto è marginale e sfocato se non ha direttamente a che fare con il protagonista. Tommaso Buscetta (interpretato dal bravissimo Pierfrancesco Favino), detto il boss dei due mondi, segue dal Brasile, l’ascesa della fazione corleonese ai danni del vecchio ordinamento composto dalle famiglie di Palermo. Un contatore segue l’aumentare dei morti di mafia che salirà a 600 vittime. Tommaso Buscetta potrebbe essere il prossimo, ma è lontano dalle lupare siciliane, a differenza dei suoi cari e affiliati rimasti a Palermo. Si crea così una scissione mafiosa, un cambiamento radicale che metterà alle strette il vecchio ordinamento per far posto a uno nuovo, più violento e più potente. Buscetta è alle corde, gli restano solo due opzioni: morire o farsi proteggere dallo stato. La prima opzione, non avverrà da mano altrui ma dalle sue, fallito il tentativo di suicidio gli rimarrà solo la seconda opzione, parlare. E così, anche se l’alias datogli si riferisce alle zone geografiche di dove operava, mai il suo nome si fa evocativo quanto ora, Tommaso Buscetta diventa il primo pentito di mafia in grado di collegare i due mondi. Quello della superficie, dove una giustizia vaga cieca e impotente con la complicità di uno stato che si volta spesso dall’altra parte e quella con il mondo più profondo, quello dove la Mafia prospera, ordina e agisce, furba come il diavolo nel far credere a tutti che non esiste.

Pierfrancesco-Favino

Tutto il film insomma si basa quindi sulla vita di un testimone straordinario, un personaggio che non si apre mai completamente e che parla, spiega e racconta ma rimane un uomo d’onore. È difficile capire se la verità vada fino in fondo o se sia completa, ma è un dubbio che va al di là delle grandi capacità del regista ma che entra nella sfera della grande storia. È un film incompiuto che non dà risposte e alimenta i dubbi, è un dramma veritiero che mette in scena tramite gli occhi di un personaggio la commedia/tragedia che avvenne in quegli anni. Non è una colpa ma anzi è un invito a trovare risposte e a farsi le domande giuste dato che film o no, quegli anni sono ricordo di poca trasparenza, recite dette in tribunale dopo un giuramento, infantili atteggiamenti di uomini capaci di uccidere e più di tutto di segreti portati nell’aldilà da persone giuste morte prematuramente e diavoli furbi morti di vecchiaia.

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Marco Bellocchio sceglie di mostrare un Tommaso Buscetta inedito, un uomo braccato che si muove in un chiaroscuro, tra i buoni e i cattivi. Capace soltanto di far intravedere all’interno delle questioni personali dei personaggi, di per sé appartenenti a un mondo impenetrabile, ma in grado di avere dei momenti di lucidità composti da sequenze di cronaca al limite del documentario. Un film che ha gli occhi di Totò Riina, impenetrabili e freddi. Un film insomma che apre a più domande che a risposte. Ma seppur poco incline al mostrare chiaramente, Il traditore è un eccezionale invito a tutti, a diffidare delle apparenze e ad indagare e informarsi: il regalo più bello e importante che Bellocchio ci fa, anche visti i tempi.