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Il nome del figlio – Francesca Archibugi

La scelta del nome per un bambino che sta per nascere è sempre una bella impresa e al tempo stesso una grande responsabilità. I genitori chiedono consigli ad amici, conoscenti, parenti; decidono di prendere spunto dalla grande letteratura, da personaggi storici che stimano o semplicemente optano per un nome “che suona bene”. Insomma: è una decisione che difficilmente mette tutti d’accordo. Il nome del figlio gioca proprio su questa tematica che, durante una tranquilla cena tra amici, rischia di innescare una bomba che trasforma la serata in qualcosa che va ben oltre la mera scelta di un nome.

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Il film di Francesca Archibugi è il remake italiano del film Cena tra amici visto due anni fa in Francia e nato dalla commedia Le Prenòm di Alex de la Patelliere e Mathieu Delaporte, stessi autori del film francese. La scelta della regista appare inusuale per il suo ritorno dopo ben sette anni di assenza. Di solito quando si pensa al termine “remake” la mente corre in direzione del passato, si fa riferimento a periodi storici ed ambientazioni particolarmente lontani: non è questo il caso. In questo remake lo sforzo nell’’attualizzare qualcosa che appartiene ad un diverso periodo storico non c’’è. Di certo il lavoro che è stato fatto è quello di riadattare la tematica francese al contesto italiano trasferendo il tema in una cultura, un po’’, ma nemmeno troppo, diversa. L’“italianizzazione” del film è consistita per lo più in un’’opera di “sfoltimento” degli elementi. I personaggi nostrani sono di gran lunga meno coinvolti dai fatti dei quali dibattono, l’’ironia amara del film originale che farebbe pensare a Carnage di Polanski si perde. La grandeur francese fatta di arguzia verbale ed estremo pathos nell’’espressione risultano decisamente più blandi e sottotono in questa versione.

L’’unico elemento di aggiunta alla comedie française e che viene percepito proprio come tale sono i flashback che raccontano, attraverso le immagini, l’’adolescenza che i personaggi hanno condiviso. Il loro passato influisce ed influenza notevolmente il loro presente, ma presentato sotto forma di flashback appare superfluo. Ciò che non si perde, invece, del film francese è la forza narrativa; gli originali movimenti “da drone” della macchina da presa e lo spostarsi repentinamente tra lo scontro e la riappacificazione crea un ritmo e una potenza narrativa estremamente efficaci.

Da un simile punto di partenza è derivato sicuramente un tipo di commedia diversa dalla versione contemporanea della commedia all’’italiana a cui siamo abituati e un po’’ annoiati. La trama stessa del film concede, oltre all’’umorismo ottenuto evitando le classiche gag ripetute, uno spazio di riflessione che porta alla luce sempre più, gradualmente, tutte le contraddizioni del mondo di oggi. Cinque personaggi rappresentano cinque spaccati di una società che ben conosciamo. Non si parla di classi sociali lontane dalla realtà quotidiana di ciascuno di noi, di lusso estremo, di feste o di grandi bellezze; ma di incoerenze italiche, sovrastrutture intellettuali e apparenti ostentazioni di frivolezza che in realtà nascondono grande fragilità e desiderio di conoscere. Sono tante le problematiche e tanti temi importanti che vengono toccati durante questa cena tra amici che, al di là di tutto, sanno ascoltarsi, perdonarsi e uscire da tutto ciò anche un po’’ migliorati, sino ad arrivare a un finale davvero a sorpresa.