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Gli ultimi saranno ultimi -– Massimiliano Bruno

Cosa ci fa una donna incinta di nove mesi, impaurita, con una pistola puntata contro un poliziotto? Gli ultimi saranno ultimi racconta la storia di Luciana Colacci (Paola Cortellesi), una donna semplice che sogna una vita dignitosa insieme a suo marito Stefano (Alessandro Gassman). È proprio al coronamento del loro sogno d’’amore, quando la pancia di Luciana comincia a crescere, che il suo mondo inizia a perdere pezzi: si troverà senza lavoro e deciderà di reclamare giustizia e diritti di fronte alla persona sbagliata, proprio un ultimo come lei, Antonio Zanzotto (Fabrizio Bentivoglio). Tra risate, bugie, incomprensioni e voltafaccia, si raccontano le emozioni in tutte le sfumature possibili.

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L’’opera è tratta dall’omonimo e fortunato spettacolo teatrale, andato in scena nei teatri di tutta Italia dal 2005 al 2007, che vedeva come unica protagonista Paola Cortellesi, che firma ora la sceneggiatura della trasposizione cinematografica insieme a Massimiliano Bruno, Furio Andreotti e Gianni Corsi. Allo sfondo del teatro si sostituisce lo sfondo suggestivo di un paese della provincia romana, dove le frequenze della radio vaticana escono persino da un WC, ma le tematiche affrontate restano le stesse anche se i vari personaggi – il guardiano notturno, sciatto e sanguigno, il poliziotto di un piccolo paese del nord Italia, il viados colombiano disilluso e sarcastico – non sono più interpretati tutti dalla Cortellesi, come a teatro. Si narra di disoccupazione, dolore, emarginazione e tanto altro, attraverso la storia della giovane Luciana e dei cinque personaggi che per caso si trovano ad incrociare la sua sfortunata vita, tutti di diverse estrazioni sociali e geografiche, ognuno quindi con un suo personale vissuto.

Massimiliano Bruno, regista e sceneggiatore, dopo il suo primo Nessuno mi può giudicare (2011) con la stessa attrice romana a fare da mattatrice, ritorna al suo registro classico, una sapiente miscela fatta di commedia cui qui si aggiunge quel pizzico di tragedia (quasi greca), restando dunque sempre in constante bilico fra generi; dopo una prima parte brillante il film scivola verso una seconda parte piena di tensione e di storie che si intrecciano fra loro, fatte di illusioni, speranze, delusioni, rabbie. I personaggi, sono tutti accomunati dal fatto di essere degli ultimi, in ciò evidenziando anche una certa denuncia civile e un certo disagio sociale.

Con questo giusto ed equilibrato mix, si mette dunque in scena questa nuova generazione di precari e insoddisfatti, grazie anche alla bravura della Cortellesi, colonna portante per l’’intera durata del film. Unico difetto forse di una sceneggiatura ben scritta, la troppa “carne sul fuoco” visti i tanti temi trattati e un finale che poteva forse essere disegnato meglio.