peramorvostro

Per amor vostro – Giuseppe Gaudino

Tutte le situazioni così l’abbiamo risolte: è cosa ’e niente, è cosa ’e niente. Non teniamo che mangiare: è cosa ’e niente. Ci manca il necessario: cosa ’e niente. ‘O padrone muore e io perdo il posto: vabbuo’ cosa ’e niente. Ci negano il diritto della vita: è cosa ’e niente…

Questo sono delle parole di Eduardo De Filippo, parole che sembrano rimbombare nella testa di Anna, interpretata da Valeria Golino, figura femminile al centro del corpo narrativo di Per Amor Vostro diretto da Giuseppe Gaudino con Adriano Giannini e Massimiliano Gallo, in concorso alla 72esimo Mostra del Cinema di Venezia.

In una Napoli in bianco e nero, Anna trascrive su di un “gobbo” i testi per gli attori di una stupida telenovela. Questo è il suo umile lavoro: porta a casa del denaro in modo onesto e la finzione del set la fa sognare. Anna è una figlia che sostiene economicamente i suoi genitori ormai anziani, è una moglie che lotta per far uscire il marito, cassiere e picchiatore della camorra, dalla criminalità. Tuttavia, la sua vita è solo per i suoi tre figli con i quali passa il tempo a imitare le canzoni del Quartetto Cetra. Per Anna, amore è una parola che non sente quasi più, chi le darà la forza di andare avanti?

È Valeria Golino, in bilico tra una rivisitazione femminista di una Amèlie Poulain e una Giulietta Masina di Le Notti di Cabiria, a portare la pellicola ad un livello superiore: la sua Anna «è una cosa da niente» cresciuta come una cosa da niente desiderosa di spiccare il volo. Coraggiosa l’intenzione della regia a distanziarsi dai luoghi comuni visivi, dal manierismo italiano. Infatti, l’’incipit è affidato ad una canzone napoletana accompagnata da un montaggio da videoclip e sul finale assistiamo una discesa all’inferno dai toni felliniani. Inoltre sono numerose le scene sporcate dall’animazione in computer grafica che dona a Per Amor Vostro un gusto surreale e giocoso. Purtroppo la realizzazione tecnica delle scene citate è di pessima qualità e la sensazione è quella che una buona idea sia stata rovinata da un lavoro di regia frettoloso. È come se si fossero appese delle belle immagini alla parete di una voragine.

Interessante il lavoro degli sceneggiatori: la storia è ben strutturata e ritmata, con fluidi passaggi dai momenti intimi a quelli di denuncia sociale di temi che nel 2015 sono tutt’altro che risolti come la disoccupazione, l’omertà e quella peste chiamata usura.

E guarda a me, guarda cosa sono diventato. A furia ‘e ddicere “è cosa ‘e niente” siamo diventati cos’e nient io e te