Foto di scena ©Chiara Maretti

Anselmo e Greta – Dynamis

Sei attori entrano in scena portando una gigantografia del proprio volto: le loro identità sono mostrate, i loro lineamenti esasperati. I bambini si divertono, ma i grandi possono cogliere già un riferimento metateatrale: gli attori sono lì, sembrano dirci, pronti ad impersonare i personaggi di Anselmo e Greta, spettacolo ispirato alla fiaba dei fratelli Grimm e portato in scena dalla compagnia Dynamis. L’unica scenografia è rappresentata da un calco del gioco della campana, sul pavimento, che ricorda la grafica dei giochi della playstation. La vicenda di Hänsel e Gretel, infatti, è solo il punto di partenza per raccontare un’altra storia, a noi molto vicina: quella della solitudine degli adolescenti contemporanei. I nostri Anselmo e Greta parlano su whatsapp, mangiano da McDonald’s e giocano per ore ai videogame. Sono adolescenti alienati, la cui vita è scandita da una rigida tabella di marcia: il karate, il corso di inglese, il calcio, la danza – mille impegni che occupano il tempo ma che non lo fanno vivere. I due giovani si trovano, così, intrappolati in una routine stressante e ripetitiva che li rende ancora più spaesati.

Gli attori in scena (Ilaria Bevere, Concetto Calafiore, Filippo Lilli, Dalila Rosa, Francesco Turbanti, Marta Vitalini) riescono ad esprimere questa solitudine, questi tic derivanti dalle piccole nevrosi quotidiane, grazie a un’efficace partitura gestuale; mentre sullo sfondo scorrono le immagini dei genitori di Anselmo e Greta, provenienti da un pc, che recitano una serie di raccomandazioni generiche e banali in un climax di imperativi vuoti che nascondono in realtà la loro indifferenza e l’attaccamento ai beni materiali: “Non toccare il mio Ipad!”, si raccomanda il padre.

Così, tra una cascata di palline colorate, carrelli della spesa, cereali da colazione scaraventati a terra, Dynamis sceglie la chiave dell’ironia per fare una critica sotterranea al consumismo e ai modelli occidentali. Non a caso il bosco originario di Hänsel e Gretel non è altro che il centro commerciale, baluardo della società dei consumi, e in particolare quel “parcheggio” agghiacciante dove i bambini vengono lasciati mentre gli adulti fanno compere. Il bosco però è anche un luogo interiore, metaforico, dove poter sconfiggere le proprie paure: la caduta nell’oscurità dei due fratelli, sancita da un repentino cambio di luci e atmosfera (Paride Donatelli), rappresenterà per inverso la loro salvezza e possibilità di riscatto; liberi dai condizionamenti dei genitori, scopriranno infine che il mostro che si nasconde nel bosco non è poi così pericoloso come sembra.

Anselmo e Greta rovescia la storia di Grimm, fa sfumare i confini canonici tra buoni e cattivi, esplora le dinamiche della nostra società in modo sintetico, ironico e accattivante, facendone uno spettacolo piacevole per i bambini, ma soprattutto una brillante riflessione per i grandi.

Teatro Vascello, Roma – 25 gennaio 2015

In apertura: Foto di scena ©Chiara Maretti