american horror story 4

La squallida importanza delle apparenze

American Horror Story 4 - Freak Show

Sono ormai quattro anni che American Horror Story, serie televisiva statunitense di Ryan Murphy trasmessa sulla rete via cavo FX, non smette di stupire con le sue soluzioni visive e le sceneggiature pressoché perfette, colme di sorprese deliziosamente perverse e personaggi memorabili. Una delle sue peculiarità è quella di cambiare completamente storia, ambientazione e periodo ad ogni nuova stagione: la prima, Murder house (2011), ruota attorno a un’’elegante villa di Los Angeles infestata dai fantasmi; il fulcro della seconda, Asylum (2012), è un manicomio diretto da una severissima suora, Sister Jude; la terza, The Coven (2013), affronta il tema delle streghe. Il parziale fils rouge che unisce le stagioni di questo universo dall’’irresistibile inquietudine, oltre a un’’abile mescolanza di horror, grottesco e melò, è la presenza in buona parte degli stessi attori, come Jessica Lange, Sarah Paulson, Evan Peters e Frances Conroy.

La quarta serie, Freak Show, andata in onda negli Stati Uniti in tredici episodi dall’’8 ottobre 2014 al 21 gennaio 2015, non ha deluso le aspettative dei più, tanto, forse, da poter essere considerata la migliore e la più completa. Come suggerisce il titolo, il centro della storia è costituito da un affiatato gruppo di performer freaks, che nel 1952 si trasferisce nella placida cittadina americana di Jupiter. Un circo abitato da veri “scherzi della natura” – come le due gemelle Bette e Dot Tattler (Sarah Paulson), che condividono lo stesso corpo, Jimmy Darling (Evan Peters), un ragazzo con malformazioni al posto delle mani, sua madre Ethel, donna barbuta (Kathy Bates) – diretto dalla tedesca Elsa Mars (Jessica Lange), la quale, con queste “mostruose” attrazioni e le sue bizzarre performance di attrice-cantante, vuole procurarsi da subito più pubblico possibile. L’ingresso del grande tendone suscita una curiosità morbosa mista a timore, è il preambolo di un luogo in cui alimentare il terrore: un grande volto fra un clown allucinato e un diavolo, la bocca spalancata che accoglie gli spettatori con sadica generosità.

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Eppure, a vedere bene, già dalla prima puntata è facile accorgersi che la vera minaccia, spesso, proviene in verità dalle cosiddette persone “normali”, gente che trabocca di stereotipi, polizia corrotta, truffatori, false esperte in arti divinatorie… A ispessire la linea di orrore e precarietà, poi, ci pensano un clown assassino e Dandy (Peter Wittrock) , ricchissimo figlio psicopatico di una madre stralunata dall’’aria thatcheriana (Frances Conroy). American Horror Story 4, perciò, si configura anche come un piccolo trattato sulla squallida “importanza” delle apparenze, sull’’irritante e rabbiosa ambiguità del concetto di diversità, accettazione e normalità, sul freak –- quello davvero spaventoso e nocivo –- che percorre le intenzioni e le azioni dei cittadini più comuni.

La base della quarta serie è infatti proprio costituita da Freaks (1932), celebre film “maledetto” di Tod Browning. Un terreno alquanto fertile questo, in cui, puntata dopo puntata, crescono fiori lynchiani, sbocciano rimandi al Dracula di Coppola, Tim Burton (quando sapeva fare qualcosa), Fellini, Halloween di Carpenter, Roger Corman e persino Orson Welles nelle riprese dal basso verso l’’alto, quasi deformanti, con i soffitti – o altre parti di interni – che schiacciano i corpi. Il tutto fortificato con la logica del B movie, in particolare quello thriller e horror americano dei Cinquanta e Sessanta.

A regnare dalla cima di questo mondo superbamente weirdo c’è la Elsa Mars di Jessica Lange, attrice perfettamente capace di parlare inglese con accento tedesco, sublime nell’incarnare una donna fra la Norma Desmond di Viale del tramonto, Marlene Dietrich e David Bowie (già, perché la nostra, con afflato dietrichiano, fra i vari pezzi canta Life on Mars? e Heroes, riuscendo a muoversi proprio come il Duca Bianco). Un personaggio tragico e ironico, dal carattere forte e ostinato, una signorile, succosa e frustrata bitch; ma anche con una fragilità piena di un passato torbido radicato nella Repubblica di Weimar, che nemmeno la bugia più attrezzata o il migliore oblio possono rimodellare e cancellare del tutto, e con un futuro che vola con ali di illusioni e sogni (quasi) impossibili di cantante e attrice.

Alla luce di tutto questo materiale, a pensarci bene, ciò che, in fin dei conti, forse spaventa veramente non è tanto (o solo) questo Freak Show, quanto, di riflesso, le “condizioni televisive” italiane. A modo suo, infatti, American Horror Story fa davvero male, poiché, con le sue innumerevoli idee, rappresenta un’ulteriore conferma dell’’abisso che c’è fra le serie televisive americane e quelle italiane, queste ultime semplicemente imbarazzanti, di una bruttezza provinciale da carcere. Uno iato che, purtroppo, riguarda anche i contenuti, in Freak Show piuttosto liberi e “scabrosi”. Un rapido (e innocente) esempio: in Italia, un’attrice in una fiction anche del canale più sperduto, che, alla pari di Jessica Lange, cantasse suadente e spudoratamente sensuale frasi come ““Io e Dio non andiamo d’’accordo”” (da Gods and Monsters di Lana Del Rey) sarebbe considerata dal telespettatore medio inequivocabilmente blasfema. O, ancora, se, proprio come capita di fare alla diva di Freak Show, portasse a spasso con abiti “sadomaso” un uomo a guinzaglio costringendolo ad abbaiare passerebbe molto probabilmente da ridicola sgualdrina. “Esperimenti” del genere, in questo paese, almeno in televisione, non sono minimamente contemplabili. Ed è anche vero sicuramente che qui attrici come Jessica Lange non ce ne sono.

In attesa della quinta serie pronta per ottobre, che purtroppo sarà forse priva di Jessica Lange, Freak Show andrà in onda in Italia dal 24 febbraio sul canale satellitare Fox, quasi sicuramente martirizzato da un doppiaggio che, per quanto buono potrà essere, ce la metterà tutta a non far respirare davvero l’espressività dei personaggi, specialmente della stupefacente Elsa Mars.