la buca

La buca – Daniele Ciprì

La buca è il secondo film della nuova carriera in solitaria di Daniele Ciprì, già, anche durante il sodalizio con Maresco, straordinario e prolifico direttore della fotografia. La sua prima regia, È stato il figlio raccontava di come un giovane innocente finisse coll’assumersi la responsabilità di un omicidio, nel nome del “bene” di una famiglia da incubo espressionista. La buca parte da presupposti simili: ancora un innocente (Rocco Papaleo), uscito dal carcere dopo trent’anni per rapina e omicidio, che afferma il diritto a raccontare la sua versione dei fatti. Una storia che un avvocato azzeccagarbugli e truffatore (Sergio Castellitto) sposa per andare a caccia di un risarcimento milionario.

Daniele Ciprì ha un talento visivo capace di costruire dei mondi laterali, possibili, verosimili, ma sempre sottilmente “falsi”, leggermente paralleli al reale. È una caratteristica del suo cinema che non si è persa una volta lasciata la Palermo terremotata nell’anima di Ciprì&Maresco. Erano non luoghi polverosi e grotteschi il condominio popolare e il cantiere ridotto a deserto di ruggine di È stato il figlio. È un’Italia di provincia, liberata dalla tirannia dell’hic et nunc, retrò e insieme attuale nel profondo, quella in cui si muovono i personaggi di La buca: un paese di falsi invalidi, di piccola sussistenza dentro le falle di una burocrazia distratta. La novità è che il talento visionario di Ciprì si traduce su registri da commedia e questo nuovo angolo di Italia possibile ha l’aspetto candito, stravagante e intenerito, dei mondi immaginati da cineasti che di primo acchito non ci sarebbero venuti in mente pensando a Ciprì: Jeunet, Wes Anderson.

Le maschere di Ciprì sono più rilassate, meno distorte dal male di vivere. Papaleo e Castellitto mettono al servizio del regista il loro talento di mattatori, la loro fisicità incomprimibile anche in registri dimessi (dimesso è l’Armando interpretato da Papaleo, buon uomo umile e onesto). C’è un’avidità di fondo, una grettezza di personaggi attaccati agli spiccioli, un tossico sociale che inquina i rapporti, stravolge le famiglie nell’Italia che vede Ciprì: La buca è la storia di un uomo, un povero diavolo abbandonato, condannato non tanto dal suo essere al posto sbagliato, con gli amici sbagliati nel momento sbagliato, ma dalla sua immunità a quell’avidità su piccola scala che tutti intorno a lui continuano a coltivare.

La parte migliore di questa commedia – che nelle intenzioni del regista si richiama al passato glorioso del nostro cinema e cerca di distanziarsi dalla vasta, articolata, innocua, pratica comica italiana attuale – è proprio quell’amarissimo retrogusto che si riesce a sentire in quella che in fondo è la storia di un’amicizia improbabile, in cui per la prima volta trionfa il buon sentimento.