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Il Bastimento in Affitto – Francesco Berlingieri

“Da padrone di bastimento a barca in affitto”, così recita in italiano un vecchio proverbio pugliese posto da Francesco Berlingieri all’inizio del suo libro autoprodotto Il bastimento in affitto (2014). Nel duro dialetto foggiano l’adagio esemplifica il crollo dall’agiata condizione di possidente a nuove e meno rosee prospettive future.

Attraverso brevi capitoli autobiografici che ripercorrono le tappe di un’infanzia vivace fra le strade assolate di una città meridionale, Berlingieri ricostruisce il suo personale romanzo di formazione, segnato da una ineluttabile “vocazione precaria”, cifra stilistica – più che economica – nel prendere posto fra le vie dissestate di quello che si è soliti chiamare “mondo del lavoro”.

Spronato quindi dall’immancabile domanda “E tu fai solo questo?”, il narratore ci racconta che no, non si vive di “facchinaggio”, scaricando casse di strumentazione dai camion prima e dopo i concerti nelle piazze del centro-sud. Così come non si vive solo delle percentuali nella vendita di libri a domicilio.

Come a voler rintracciare quei diversi episodi che hanno reso adulto, oggi, quel ragazzino di un tempo, il suo sguardo può tornare indietro al 1982, l’anno dei Mondiali di Spagna. Il calcio, infatti, è uno dei temi ricorrenti di questo libro. Il calcio osservato incollati alla tv dall’avamposto sicuro del divano amaranto, oppure quello giocato in prima persona, fra urla e sudore, lungo i vicoli e le piazzette del centro storico. La città, Foggia, è l’altro punto fermo narrativo. Quella città che accoglie, fra i suoi palazzi abitati da famiglie di contadini inurbati, il “rituale pagano della salsa”, lavorazione domestica del pomodoro che chiama a raccolta – senza distinzioni di sesso ed età – l’intero parentado.

Le prime buffe storie d’amore, i giocattoli desiderati o posseduti, la musica e un progressivo impegno politico fatto di auto-organizzazione e militanza sono restituiti con linguaggio ironico e lucida autoconsapevolezza. Uno sguardo al passato nostalgico, certo, ma mirato a sottolineare l’importanza di saper costruire il proprio carattere nella condivisione e nelle esperienze della strada (“la strada avrebbe tirato su degli ometti e non dei replicanti”).

Come ha scritto João Guimarães Rosa, “le storie non si limitano a staccarsi dal narratore, lo formano anche: raccontare è resistere”. Il bastimento in affitto ha il merito di partire dall’autobiografia per arrivare a parlare di una storia più generale: scoprire se stessi e nello stesso tempo collocarsi con forza nell’orizzonte narrativo di una generazione che ha scoperto, a proprie spese, la sua “vocazione precaria”.