figli della notte

I figli della notte – Andrea de Sica

Unico film italiano in concorso al Torino Film Festival 2016

L’esordio di Andrea De Sica, I figli della notte, presentato in concorso – unico film italiano – alla trentaquattresima edizione del Torino Film Festival è una pellicola spiazzante e insolita per appartenere ad un giovane “debuttante” italiano. Nonostante Andrea De Sica non sia un debuttante qualunque, è nipote e figlio d’arte (suo nonno è Vittorio De Sica e suo padre è il musicista Manuel De Sica al quale il film è dedicato), è stato in grado di far emergere le sue abilità registiche e la sua passione per il cinema di genere con richiami alla poetica cinematografica di David Lynch e di Francois Truffaut.

La vicenda si svolge in un collegio immerso nelle montagne innevate dell’Alto Adige. Giulio (Vincenzo Crea) e Edoardo (Ludovico Succio) sono due rampolli di importanti famiglie, futuri componenti della classe dirigente italiana che ben presto, essendo anime affini, stringono un solido legame d’amicizia. La vita nel collegio però non è facile, ci sono restrizioni e rigidi coprifuoco che devono essere rispettati; l’unico momento di evasione e svago sembra giungere con il calare delle tenebre, quando tutti riposano e i due ragazzi hanno campo libero per esplorare il cuore del bosco. Questa esplorazione li condurrà verso un luogo proibito; culla di ogni trasgressione.

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La pellicola è diretta con una grande competenza tecnica ed estrema attenzione per i più piccoli dettagli, l’incalzante colonna sonora al cardiopalma è alternata a momenti (ormai irrinunciabili per i recenti film italiani) di slancio nazional-popolare con canzoni come “Ti sento” dei Matia Bazar mandata a tutto volume in un night-club. A livello visivo è audace e pop ma questo non compensa però le carenze dal punto di vista recitativo e di sceneggiatura. I dialoghi sono spesso surreali, acerbi, forzati e poco incisivi; le tematiche principali e la psicologia dei personaggi non vengono approfonditi, anzi tutto rimane sulla superficie degli eventi, con una spiegazione emotiva solo accennata.

Il film, inoltre, è un pastiche di generi, mescola diversi registri attingendo da vari modelli cinematografici come l’horror – il collegio è un riferimento all’Overlook Hotel in Shining di Stanley Kubrick -, il romanzo di formazione, il thriller e dall’eredità favolistica che fa sprofondare l’hotel (che dalle inquadrature frontali richiama il Grand Budapest Hotel di Wes Anderson) quasi come se fosse sospeso in una dimensione onirica e nebulosa. Un posto fuori dalla realtà – non a caso la madre di Giulio, che rappresenta il suo unico contatto con il mondo esterno, non viene mai ripresa frontalmente, è una sagoma, una voce che interagisce con lui ma che appare lontana.

Il collegio rispecchia un microcosmo in cui, questi giovani altolocati, si formeranno e verranno educati ad un’apparente austerità che si alternerà ad eventi di violenza controllata e giustificata dal collegio stesso affinché questi adolescenti capiscano fin da subito che, violenza e prepotenza sono parti integranti del successo e del loro futuro lavorativo.

La pellicola non convince completamente ma getta buone basi per i prossimi lungometraggi del promettente Andrea De Sica.