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Dogman

Garrone racconta la bestialità dell’animo umano, mentre le vere bestie, i cani, stanno a guardare

Er canaro della Magliana. Bastano queste parole per riportare a galla, nella nostra memoria collettiva, una delle più efferate storie di cronaca nera italiane. Indimenticabile l’agghiacciante elenco di torture subite dall’ex pugile Giancarlo Ricci da quello che sembrava essere un uomo mite, gentile e amante degli animali, Pietro De Negri, conosciuto da tutti come Er Canaro della Magliana per via del suo negozio di tolettatura nel quartiere romano. Troppo facile per Matteo Garrone costruire un film su questo espisodio, il regista romano prende solamente spunto dal canaro per restituire al pubblico una storia che ha come protagoniste vicende umane universali. Così nasce Dogman, un film che racconta la bestialità degli uomini, mentre le vere bestie, i cani stanno a guardare.

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Dopo le atmosfere fiabesche de Il Racconto dei Racconti (2015), Garrone torna nelle tenebre degli inferi di una Gomorra suburbana, accompagnato da Marcello (Marcello Fonte) e dai suoi cani. Mingherlino, esile e con il sorriso dei buoni, vive in una degradata periferia tra Lazio e Campania, dove regna l’emarginazione e la povertà, insieme a Compro Oro e Slot Machine. Quest’uomo mite ha due amori: la figlia Alida (Alida Baldari Calabria) e i cani, per loro ha aperto un negozio di tolettatura dove si guadagna da vivere. Li lava e pettina, si prende cura di loro, mangia insieme a loro e non importa se sono mastini, alani o chiwawa per tutti ha carezze e una parola: amore. Come i cani amano il loro padrone in maniera incondizionata, Marcello vuole bene a Simoncino (Edoardo Pesce) ex pugile terrore di tutti i negozianti del quartiere. Marcello è il cane che vuole essere a tutti i costi accettato dal branco e amato, Simone è il randagio solitario, feroce e affamato di cocaina.

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L’iperrealismo e la regia lineare, dominano il racconto di questo rapporto, padrone-schiavo, con le atmosfere di un western decadente dove non si scontrano gli uomini, ma gli istinti ancestrali dei due protagonisti. Le immagini desolate, plumbee (fotografia Nicolay BrÜebb3

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