Matteo-Garrone

Matteo Garrone

100 registi (e tantissimi film) che migliorano una vita

Non è che con la carriera di Matteo Garrone ci si possa scrivere un libro, ma è anche vero che la qualità è quasi sempre meglio della quantità. Tutte le sue biografie iniziano allo stesso modo: “figlio del critico teatrale Nico Garrone”, ma non è chiaro perché. Invece è chiaro che ha cominciato a lavorare nel cinema dopo il diploma come aiuto operatore. Questa esperienza ha evidentemente formato Matteo che comincia con la regia di cortometraggi e nel 1996 vince il Sacher Festival, con Silhouette.

L’anno successivo è il momento di girare finalmente un lungometraggio. Forse per non abbandonare terreni conosciuti Garrone mette intelligentemente insieme più corti e gira Terra di mezzo, film ad episodi sulla conquista di alcuni emigranti di un posto dove sopravvivere. Il film vince il premio speciale della giuria al festival Cinemagiovani di Torino. In effetti Garrone è lontano dai cliché del cinema italiano, men che meno tentato dai facili costumi della commedia. Il suo è un cinema intellettuale, spesso impegnato. I suoi sono temi spiazzanti e a tratti scomodi.

Per capirci: nel 2002 gira L’imbalsamatore il cui protagonista Peppino è appunto un imbalsamatore nano omosessuale che lavora anche per la malavita. Con questo film trova consenso di critica e pubblico, vincendo due David di Donatello: miglior attore non protagonista (Ernesto Mahieux), migliore sceneggiatura e due Nastri d’argento: miglior produttore e miglior montaggio. Il 2004 lo vede alle prese ancora con temi delicati, ossessione, anoressia e ricatto sentimentale pervadono infatti Primo amore in cui perfeziona lo stile estetico figlio della sua formazione pittorica e le tecniche di produzione molto originali al punto da sacrificare la tecnica alla pura resa emotiva delle sue scene. Questo mix è spesso vincente con i giurati dei festival a cui partecipa e la critica.

Torna dietro la macchina da presa nel 2008 per mettere su pellicola il bestseller di Roberto Saviano, Gomorra, che diventa uno dei casi cinematografici più importanti degli ultimi dieci anni, premiato con il “Gran Prix” al Festival di Cannes. Quattro anni dopo vince ancora il “Gran Prix” a Cannes con Reality, film ispirato ai reality televisivi in cui un pescivendolo, convinto di essere stato preso, diventa folle.