wrong cops

Wrong Cops – Quentin Dupieux

Non sono gli orologi sciolti né i baffi di Dalì, non è la linea fluttuante di Mirò e non è nemmeno, pur con molte vicinanze, il bunueliano occhio tagliato, mentre frotte di formiche escono da una mano. Ma Quentin Dupieux, altrimenti noto come Mr Oizo, dj e regista canadese, meriterebbe a pieno titolo di fare parte del club dei Surrealisti. Pungente, sarcastico, amaro e canzonatorio al contempo, assurdo come Artaud, anticonvenzionale e politicamente scorrettissimo. Amabilmente cattivo.

In una desaturatissima Los Angeles, un gruppo di poliziotti della stradale compone Wrong Cops, film corale nel quale ogni personaggio ha la funzione di spingere lo spettatore in un mondo sempre più ridicolmente torbido, in una spirale che sembra non avere mai fine. Sono brutti, deprecabili, puzzano, spacciano erba chiusa dentro topi morti, vanno a trans, hanno passati oscuri e presenti ancor più discutibili. Molestano donne (memorabile “Show me your breasts, I wanna see your breasts”), traumatizzano nerd (Marilyn Manson), sparano, uccidono, resuscitano grazie a pessima musica, ricattabilissimi ricattatori e ricattati, fra improbabili alleanze ed inevitabili sconfitte. Contro le storture del sistema americano, dinamico come musica elettronica, Wrong Cops è un film che strizza l’occhio al trash e al B-movie ma ne rimane al di sopra, mai banale e mai fine a se stesso, osa e va a segno.

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Come Bunuel sfruttava il surreale per aprire gli armadi contenenti gli scheletri di religione e borghesia, il loro fascino discreto, Dupieux fa emergere lo strabismo di un substrato a stelle e strisce dove la prima cosa da fare sul luogo di un suicidio è aprire il frigo e addentare una mozzarella, o scroccare il bagno per cagare. I protagonisti seguono senza freni impulsi cavernicoli ed atavici feticismi, in una totale allergia alle regole, senza un briciolo di rispetto nei confronti degli altri, né della società, né della vita, né della morte. Fino alla definitiva dissacrazione del principale stereotipo del cinema americano: il funerale di un agente, fra colleghi strafatti, inconsapevoli dissertazioni filosofiche, apparizioni allucinate di animali, danze e folli “Book about what?”.

Tra Scuola di Polizia e Freaks, pervaso da un sublime cinismo surreale, mescola generi, azioni, comicità (non solo) demenziale, si autocita, parodizza e colpisce. Ne ha per tutti: polizia, omosessuali, erotomani, suicidi, sfigati di varia natura, il mondo del cinema, il mondo della musica, il mondo del marketing, le riviste porno gay degli anni ’80, la mancanza di talento, gli annunci su internet, la vicina un po’ bagascia, ed il burritos che si fa diarrea. Neppure i disabili vengono risparmiati, nel geniale calderone acido che compone questo splendido modo per passare un’ora e venti. Dupieux riesce a stare sempre sul filo, quasi in bilico, sfiorando la volgarità senza caderci. Una regia veloce, sporca come i personaggi, montaggio ritmato, sceneggiatura scorrevole fra una trovata eccezionale e l’altra. Western, spy story, musical postmoderno, caccia all’oro, marijuana, horror e B-movie. Sotto l’egida della surrealtà. Sa far sbellicare dalle risate creando repulsione. Un film inclassificabile, dissacrante, irrefrenabile, maledettamente divertente. Da vedere.