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La Danza de la Realidad – Alejandro Jodorowsky

Dopo essere divenuto una figura quantomeno mitologica e vent’anni senza macchina da presa, Alejandro Jodorowsky stesso ci invita a passeggiare per i ricordi della sua infanzia. Un’opera quantomai sconnessa che segna il ritorno del regista al paese in cui è cresciuto, il Cile, attraverso l’evocazione degli anni ha trascorso lì da bambino. Nel film ricordi si alternano con le proiezioni del protagonista che vuole sviluppare una sorta di filmterapia per riconciliarsi con il suo passato e con la figura paterna autoritaria.

Jodorowsky cerca anzitutto di ridisegnare e costruire il rapporto con il padre, una figura dura ed autoritaria ma anch’essa infondo docile e vittima della stessa Storia. Dall’altra parte una madre dolce ma isterica che canta ogni volta che apre bocca per parlare, come soprano che non è mai diventato. Mette in scena la sua infanzia a Tocopilla, mentre il piccolo Alejandro scopre i problemi della vita. In mezzo c’è quel Cile eternamente contrastato a livello politico e sociale, che pare cambiare direzione in ogni attimo come lo sferzante vento che batte le sue coste. Il padre comunista si troverà addirittura a fare lo stalliere di un dittatore fascista, che avrebbe dovuto uccidere.

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Incurante di qualsiasi document(ari)o, il regista popola di ricordi tutte le sequenze del film, tra luoghi incantevoli e personaggi bizzarri, portando il suo film territorio estetico quando morale vicino al surrealismo. Una deriva fantasiosa di un melodramma da circo immaginario esacerbato in cui la potenza visiva si fonde con un personalissimo senso di realismo magico. La psicomagia qui pare diventare ancora più terapeutica e memoriale, la galleria di personaggi e situazioni in cui il vecchio Alejandro accompagna il bambino ne sono la dimostrazione.

Un atto terapeutico e malinconico in continuo movimento per quello che nasconde, o accidentalmente rivela, emozioni reale e romantiche richiamate a nuova vita dall’estremo del subconscio. In questo film, il direttore sta dicendo addio al suo passato, e alla sua infanzia, e forse al mondo. Non ci resta che accompagnarlo e farci emozionare dalle sue continue invenzioni.