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Woman in Gold – Simon Curtis

Siamo onesti, in tre scene sai già se un film funziona. A Woman in Gold ne bastano due per stabilire i ritmi e affermare che, sì, non solo funziona, ma funziona nonostante l'handicap di avere Ryan Reynolds tra i protagonisti (su questo ci torno dopo).

Scritto da Alexi Kaye Campbell e diretto da Simon Curtis, il film racconta gli eventi realmente accaduti durante la lunga, lunghissima battaglia legale tra Maria Altmann (Helen Mirren) e il governo austriaco, per la custodia di un dipinto di Klimt rubato dai nazisti ai tempi in cui i nazisti, come ci insegna George Clooney in Monuments Men, s'impossessavano dell’altrui arte senza mettere mano al portafogli. Oggi invece la gente usa Torrent e i film sono i nuovi dipinti, ma non siamo qui per parlare dei vostri peccati.

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Il tira e molla burocratico tra Maria e il governo austriaco vi farà venir voglia di ammazzare un qualunque impiegato comunale armati di spillatrice, ma va bene così: questo senso di frustrazione misto a indignazione non è frutto del vostro livello di seratonina, bensì parte del disegno di un regista che sa esattamente quali tasti martellare per spingere lo spettatore a simpatizzare con la nostra eroina.

Mirren è la Mirren che ci si aspetta che sia e la sua performance da sola vale il prezzo del biglietto. Unica nota negativa: quelle lenti a contatto che le trasformano le pupille in due enormi bottoni neri manco fosse un personaggio dei Peanuts. Reynolds invece fa qualcosa di diverso dal solito, questa volta. Tanto per cominciare, tiene addosso la camicia per tutta la durata del film. Poi interpreta un avvocato giovane e ambizioso, come dimostrano chiaramente il taglio di capelli universitario e gli occhiali da vista. Però, però. Conoscete il vecchio detto, l’abito non fa il monaco. Beh, vale anche per Reynolds e un paio di occhiali non fanno di lui un avvocato credibile. La relazione tra i due ricalca quella tra Steve Coogan e Judi Dench in Philomena. Ragazzo giovane, donna anziana. Lui esasperato, lei energica. Uno si arrende, l’altro lo ricarica, poi si danno il cambio.

Nonostante il soggetto del film non sia tra i più accattivanti, Woman in Gold è una finestra su un evento straordinario, incentrato sul potere che un dipinto è stato in grado esercitare su una donna. A volte diamo per scontato che basti un’occhiata per capire se un quadro è bello o brutto. Dopo aver visto questo film, avrete voglia di dedicare all'arte un'occhiata più lunga, tentando di decifrarne il mistero nascosto. È facile dimenticare che i dipinti nei musei hanno una propria storia privata e irripetibile, una storia fatta di persone che amano un particolare dipinto per motivi che vanno al di là dei meriti artistici o creativi del suo autore. Woman in Gold ci ricorda che non si dà niente per scontato.