deadpool

Deadpool – Tim Miller

Nel teatro la quarta parete è il muro immaginario esistente tra gli attori e il pubblico che tiene viva l’’illusione della verità della rappresentazione: i primi sul palco a fingere di non poter sentire e vedere chi dall’’altra parte sembra eccitarsi ad essere “a fly on the wall”. È uno stereotipo la cui rottura avviene da sempre e con euforia.

Al cinema la quarta parete è la l’ente dell’’obiettivo dalla macchina da presa e la sua distruzione ha partorito straordinari modelli di sovversione e libertà: il bandito che ci spara addosso in The Great Train Robbery, le confessioni scabrose dei personaggi di Un’’ora d’amore di Lubitsch, Edward Norton e Brad Pitt profeti nichilisti in Fight Club e adesso le provocazioni metacinematografiche di quel depravato figlio di puttana di Deadpool, antieroe dalla lingua tagliente come le sue lame.

Deadpool Ryan Reynolds poster

Il «This film should be played loud!» che campeggia in apertura de L’’ultimo Valzer di Martin Scorsese è adeguatissimo per Deadpool, l’’ultimo arrivato nell’’universo cinematografico Marvel, una nuova pietra miliare di un genere (Superhero movie) che sembrava fosse arrivato al punto di saturazione. Irriverenza, sesso e anarchia e la quarta parete crolla rumorosamente.

L’’adattamento del fumetto è sceneggiata con passione e ironia da Rhett Rheese e Paul Wernick (Zombieland), diretta dal giovane e creativo Tim Miller che inietta finalmente una scarica illegale di adrenalina nel sistema nervoso delle produzioni Marvel.

Un indimenticabile e istrionico Ryan Reynolds è Wade Wilson, un ex Agente delle forze speciali ora delinquente a noleggio con un cinico punto di vista sullo stato delle cose. Quando non è in giro a spaccare la faccia alla gente è a bere male e dire cazzate nel losco bar di Weasel (interpretato dallo stesso regista), suo unico grande amico. Poi arriva l’amore sotto le sembianze della bellissima prostituta Vanessa (Morena Baccarin) la pazzia di uno fa scopa con la pazzia dell’’altro e tutto sembra essere perfetto. Un giorno a Wade è diagnosticato un cancro terminale. Per non far soffrire la donna che ama decide di curarsi accettando di sottoporsi agli esperimenti del sinistro Ajax che lo trasformeranno in un mostruoso mutante capace di rigenerare ogni sua ferita. Indossando una sexy tutta rossa in spandex Wade assumerà l’’identità di Deadpool intenzionato a vendicarsi e ritornare dalla sua donna.

Nella totale anarchia e sperimentazione espressiva (memorabile la folle scena d’azione in apertura), sono fuori luogo i dispositivi tipici delle altre pellicole Marvel: easter eggs dappertutto, sequenze post credits invadenti, la costruzione forzata dello scontro finale e la puzza di “”stiamo creando un nuovo franchise!”” ad ogni inquadratura. Purtoppo il film vuole raggiungere anche il pubblico dei The Avengers ma Deadpool è da rivedere più volte così come si ascolta una canzone rock. L’’eroe bacia la sua amata. Campo lungo. Dissolvenza in nero. Titoli di coda. Non diciamo stronzate, chi è che non gode con un lieto fine?