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Deadpool 2

Continua la saga del’iconoclasta super eroe in tuta rossa, ma stavolta si rompe tutto, non solo la quarta parete.

Ouagadougou è la capitale del Burkina Faso. In Rue du Travail al centro di una rotonda spicca da 30 anni uno strano monumento che non può che catturare l’attenzione dei visitatori occasionali: l’obbiettivo di una videocamera su un piedistallo di bobine che come un razzo mira al cielo. E’ il monumento ai cineasti, donato dalla città in onore dell’arte cinematografica. E’ un simbolo della vittoria del cinema africano e in generale di un nuovo linguaggio sempre più libero e innovativo.

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A oltre 3 mila km da questo opera architettonica c’è Hollywood, frizzante come champagne e da sempre attratto dalla grandiosità e dai trucchi di magia. Cinema colonialista che invece il cielo lo ha conquistato e che da quasi due decenni ha nei cinecomics, e in particolare nelle pellicole tratte da fumetti Marvel, i prodotti migliori per fare profitti. Costano quanto un aeroporto e incassano quattro volte tanto. Paradossalmente è un cinema in evoluzione e che, migliorando in anno in anno, è diventato sempre più sperimentale e ricco non solo nel budget ma anche nelle riflessioni e nei contenuti. Gli uomini d’affari dietro a queste pellicole (oramai Kevin Faige lo conoscete tutti, vero?) hanno un amore enorme per il mestiere tanto da essere riusciti a portare la cinematografia di questo genere ad un livello superiore, avvicinandolo per spirito e sensibilità (non allineata) a quelle degne del tributo a Ouagadougou citato in apertura.

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Nel 2016 un film come Deadpool di Tim Miller apriva un varco all’interno di un sistema sempre più compiuto. Il sexy mercenario armato di doppia katana era un dissacrante ipertesto dei Cinecomics che attaccava senza rispetto un cinema troppo calcolatore bisognoso di un cambiamento. Dopo due anni esce in sala Deadpool 2 di David Leitch (John Wick, Atomica Bionda), un film molto più banale e adolescenziale del primo anche perché, sfortunatamente per lui,  nel mezzo ci sono stati Logan (2017), Black Panther (2018) e Avengers:Infinity War (2018) che hanno saputo unire bene intrattenimento, brutalità e forza emotiva rendendo il genere materia matura e coraggiosa.

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Un terribile tragedia personale porta Wade Wilson (Ryan Reynolds), l’uomo sotto il costume di Deadpool, alla disperazione più totale. Dopo un tentativo di suicidio non riuscito (maledetti superpoteri!), sarà salvato dall’X-Men Colosso che, propone a Wade di entrare nella scuola per mutanti di Xavier realizzandone così il sogno di una vita. Durante la sua prima missione incontrerà Russel (Julian Dennison), un mutante vittima di abusi nell’orfanotrofio in cui vive, incapace di controllare il suo letale superpotere. Deadpool sarà determinato nel salvare Russell non solo dai suoi demoni, ma anche da Cable (Josh Brolin) un guerriero cibernetico che viene dal futuro che lo vuole morto. Una famiglia è il passaporto dell’uomo verso l’immortalità.

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Ritroviamo tutto quello che ci ha fatto impazzire nel primo capitolo: volgarità, iconoclastia , sketch non sense, scene d’azioni ottimamente coreografate e violenza pulp molto ostentata. Tuttavia l’atmosfera generale che si percepisce è quella di un grande gioco, al quale si partecipa volentieri con spirito infantile, ma che, esaurendo troppo presto le buone, è evidente come sia infarcito delle solite soluzioni. Gli autori hanno fatto tutto molto velocemente assentando colpi di sceneggiatura da far venire i brividi per quanto frettolosi e ridicoli, una sceneggiatura fatta di strappi, ricuciture e piccoli camei (alcuni di pochi fotogrammi) che ci impedisce un pieno coinvolgimento emotivo.

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Sempre più colluso con il franchise degli X- Men, è triste vedere come il film cerca di appartenere alle stesse tendenze che deride. E’ da ammirare la dedizione di Ryan Reynolds a questo progetto, qui anche sceneggiatore. Ma se la sua ambizione era quella di fare di Deadpool un nuovo irriverente e sovversivo Monty Python, il risultato finale è più vicino alla comicità demenziale e di cattivo gusto del team dei Jackass. Deadpool 2 è una visione leggera, un razzo che se vola troppo basso è perché mira al buco del culo dello spettatore.