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WAX – We are the X – Lorenzo Corvino

WAX – We are the X di Lorenzo Corvino è un film politico. Parla di noi (giovani d’oggi) e anche di “loro” (giovani di ieri), parla dell’Italia e di come è messa male in termini di occupazione giovanile e di garanzie lavorative per i giovani, ma soprattutto parla di speranze e sogni, cullati e coltivati a lungo, che poi sfumano giunti alla soglia dei trent’anni, in una nebulosa di stage gratuiti e contratti a tempo determinato. I trentenni di oggi, come spiega la pellicola WAX – We are the X,” in alcuni paesi sono stati ribattezzati i “Sacrificabili”, insomma i precari del futuro.

Il film ruota intorno ai due non più giovanissimi videomaker Livio (Davide Paganini) e Dario (Jacopo Maria Bicocchi) che vengono assoldati da un grande produttore: il “plurinominato” Saverio (Andrea Renzi) per girare uno spot pubblicitario in Costa Azzurra con la prospettiva di un cospicuo compenso (evento più unico che raro per dei freelance senza molta esperienza). A ravvivare la situazione sarà l’entrata in scena dell’affascinante francesina Joelle (Gwendolyn Gourvenec), colei che si occuperà del casting dello spot. I tre saranno gli eroi di questo road movie tutto italiano in terra francese.

WAX locandina

Lorenzo Corvino, al suo primo lungometraggio – dopo una vita passata come regista di corti e assistente alla regia – dimostra una grande maestria sia dal punto di vista narrativo sia dal punto di vista tecnico creando efficaci movimenti di macchina ed espedienti narrativi che conferiscono un grande ritmo (e una ventata di modernità nel vetusto e “monopuntuale” panorama cinematografico italiano) e dinamicità alla pellicola.

Il volto dei protagonisti trasuda aspettative, voglia di fare e speranza nel futuro ma questo non basta a cancellare quell’aura di rassegnata accettazione sulla propria condizione di giovani precari che aleggia, come uno spettro, nel film ma anche in qualsiasi altro luogo popolato da quell’orda di “zombie frustrati in cerca di qualsiasi brandello di lavoro” che sono gli Under 30. Inoltre i dialoghi a tratti brillanti a tratti ancora acerbi sono in grado di produrre uno strano effetto di “film italiano che non sembra tale”, conferendo ad alcune scene un’aria di internazionalità (forse anche grazie alla location straniera e al personaggio della francese Joelle). Uno dei momenti migliori e una delle intuizioni più convincenti del film è la discussione tra Joelle e Livio sulla politica italiana in cui la ragazza descrive gli italiani come un popolo che “non risolve i problemi, li sistema, trasformando i problemi in sistema”.

Il finale, forse un po’ troppo sbrigativo, “esistenzialista” e scontato non convince per una tematica che perlomeno pretende una chiusa definitiva e una decisa presa di posizione. Dunque un buon inizio per un regista che esordisce con un lungometraggio e che mette in campo con lucidità e disincanto una situazione indecente e controproducente per tutti. Giovani del domani compresi (se ancora ce ne saranno in Italia).