Qualcosa a cui pensare – Aldrovandi Chronos 3

Trentenni in crisi

La generazione di Aldrovandi con 'Qualcosa a cui pensare'

Per i trentenni di oggi, gli anni Novanta rappresentano la promessa di un futuro non pervenuto. È una generazione, questa, destinata a essere più qualificata eppure più povera dei suoi genitori, cresciuta nella convinzione di poter realizzare tutti i progetti desiderati per poi scoprire amaramente di non sapere neanche lei cosa voglia davvero. Forse però, oggi, il problema più grande dei trentenni è un progressivo disorientamento che riguarda la propria identità all’interno di un contesto globalizzato in cui l’omologazione, propugnata anche dai social, non sta certamente aiutando nell’ardua strada verso la propria affermazione.

Così, in una società in cui sembra esistere una certa uniformità di percorsi, gusti e opinioni, e, se pur non volendo, siamo in qualche modo indotti a seguire gli stessi riferimenti culturali, a likare o followare gli stessi post, ad ascoltare la stessa musica, a frequentare gli stessi luoghi, a farci piacere le stesse cose, forse la domanda non è più chi siamo ma chi non siamo. In che modo sfuggire a quest’uniformità di massa che tende ad azzerare le differenze e a non coltivare la diversità, e cosa rimane da pensare se tutto è già pensato per noi?

Queste sono le insicurezze che vivono sulla loro pelle i due trentenni protagonisti di Qualcosa a cui pensare | distorsione di un discorso amoroso di Emanuele Aldrovandi, testo nato per la narrativa e ora adattato e ridotto per il teatro, portato in scena e prodotto dalla compagnia milanese Chronos3 per la regia di Vittorio Borsari.

Plin studia giurisprudenza senza troppa convinzione, Jeer è uno studente di fisica impacciato e nervoso appassionato del videogame Super Mario, simbolo di un’età mitica appartenente al passato e insufficiente ormai per spiegare la complessità della realtà, visto che, come osserva Plin, oggi la Principessa forse non vuole neanche essere salvata da Super Mario, ma preferisce rimanere con il drago.

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Foto di scena ©Chronos3

Così, ecco che i due protagonisti – neanche a dirlo, due coinquilini fuorisede che condividono un appartamento a Milano – nel corso dello spettacolo scopriranno di amarsi, a modo loro, anche se non riusciranno a stare insieme: c’è un gap incolmabile fra loro che non sanno ben capire – come un ostacolo particolarmente difficile di un videogame che non consente di accedere al livello successivo – ma che sicuramente ha a che fare con la paura: la stessa che impedisce di fare quel salto nel vuoto che possa far approdare a un punto di non ritorno, come quello di passare da essere studenti a lavoratori, da figli a genitori, da potenzialità a fatto compiuto. Ma allora di chi è la colpa: della società, della famiglia, dei trentenni, o forse, peggio ancora, di nessuno?

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Foto di scena ©Paolo Porto

Sul palco del Teatro Biblioteca Quarticciolo, Plin e Jeer cercano di capire dove stanno sbagliando nella loro vita e nella loro relazione in una serie di scene spezzate in flashback e flashforward che, proprio come in una sit-com americana, ruotano intorno a un soggiorno (divano) – rifugio casalingo al riparo da una realtà che a fatica riesce a varcare la soglia di casa – in cui i dialoghi brillanti, nevrotici e sarcastici dei due, supportati dall’ interpretazione fresca e convincente di Roberta Lidia De Stefano e Tomas Leardini sono scanditi dalle immagini, tra le altre, di un videogame in costante caricamento proprio come la generazione che rappresenta. Così la regia di Vittorio Borsari si pone al servizio del testo in modo limpido ed efficace con l’intento di esplicarne ancora di più i suoi significati, forse a tratti assecondandolo anche un po’ troppo.

Con Qualcosa a cui pensare, Emanuele Aldrovandi esplora le dinamiche di coppia per sondare l’instabilità e la confusione di un’intera generazione che ancora deve capire chi è e dove vuole andare, tra frustrazione, inquietudine per il futuro e un velato vittimismo tipico del nostro tempo. Eppure, quando Geer prende finalmente una decisione, tentando la prova di dottorato all’estero, rimane spazio anche per un po’ di speranza.

Teatro Biblioteca Quarticciolo, 11 maggio 2017

Ascolto consigliato

QUALCOSA A CUI PENSARE
Distorsione di un discorso amoroso

di Emanuele Aldrovandi
regia Vittorio Borsari
con Roberta Lidia De Stefano e Tomas Leardini
scena Tommaso Osnaghi
video editing e musiche Francesco Lampredi
organizzazione Valentina Brignoli
produzione Chronos3
in collaborazione con Arte Combustibile
con il contributo del Bando Giovani Direzioni 2015 // Centro Teatrale MaMiMò