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Polaroid – Carl Brave x Franco 126

I Daniele Pennacchioni della Prenestina

«Il mestiere di Thérèse era la buona ventura. La diceva in una minuscola roulotte ceca, che Hadouch, Mo e Simon avevano scovato chissà dove e posato su quattro blocchi di cemento, in boulevard Ménilmontant, sotto i muri del cimitero Père-Lachaise, nel punto in cui finisce il mercato». Così si legge ne La passione secondo Thérèse (Aux fruits de la passion, Gallimard, 2000), il quinto volume della cosiddetta saga dei Malaussène di Daniel Pennac.

L’autore francese è diventato famoso per aver ambientato queste avventure nel quartiere parigino e popolare di Belleville. Il tono anticonvenzionale, a volte comico ma soprattutto surreale delle vicende letterarie di Pennac ricorda, ovviamente con tutte le differenze del caso, la cifra stilistica di Polaroid, il chiacchieratissimo album di Carl Brave x Franco 126.

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Il disco – uscito per Bomba Dischi ma anticipato da una serie di (apprezzatissimi) video-polaroid su Youtube – ha una connotazione piuttosto precisa, seppur declinata in diversi, diversissimi modi: episodi di vita più o meno vissuta, storie semplici e normali eppure sempre “lette” con uno scarto che, se non proprio poetico, quanto meno bizzarro, nuovo, fresco ma altresì pieno di citazioni, echi e rimandi ad altri artisti, ad altri anni, ad altri universi, ovviamente paralleli.

«Due rom fanno un falò/ con le buste Crai/ quel puttanone c’ha sicuro l’Aids/ siamo finiti ancora dritti al night/ in foto eri bella ho messo like/ l’ho solo trescata non ricordo il nome/ schimichiamo dallo zozzone/ piscio su una fratta di parco Sempione», si ascolta in Lucky Strike, uno dei pezzi più identitari dell’intero album. Un album che, l’abbiamo già detto, presenta uno strano modo di raccontare la vita di tutti i giorni: non si tace nulla ma non si esagera su alcunché, senza considerare poi il fatto che lo sguardo di Carl Brave x Franco 126 è, al tempo stesso, dentro le cose e distante da esse: «Sai che so un bravo fiio/ Lei mangia frutta Bio/ è del fleming ed è come se venissimo da altri pianeti / Così lontani però come fratelli siamesi», così in Enjoy.

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Ed ecco allora che anche il romanesco non è una scelta per fare colore, per rendere più rotondo il pezzo e aggiungergli un gradiente in più di hype, come ad esempio in Liberato. Questa appare l’unica scelta possibile per Carl Brave x Franco 126: per raccontare la realtà non si può che essere assolutamente sinceri e completamente bugiardi. Come nel mondo concreto e surreale della Belleville di Daniel Pennac. O no, del resto?