Giancane

La dissacrante ironia di Giancane

Intervista al cantautore romano sul suo ultimo album "Ansia e Disagio"

Produttore, chitarrista, cantante, fonico, interprete; avevamo lasciato Giancarlo Barbati (aka Giancane) – componente del gruppo romano Il Muro del Canto – con il suo secondo album da solista, Una vita al top. Lo abbiamo ritrovato questa estate con il singolo Limone, con tanto di video prodotto da Chef Rubio, anteprima del suo ultimo lavoro – Ansia e Disagio – uscito il 24 novembre per Woodworm Label. Abbiamo fatto due chiacchiere con il cantautore romano proprio sulla sua ultima fatica e sul suo oramai inconfondibile stile.

Sotto il video su Youtube di Limone, il singolo apripista di Ansia e Disagio un utente ha scritto: «A Pazienza sarebbe piaciuta». Non so perché ma l’abbiamo trovata molto coerente e giusta questa considerazione e perciò ti chiedo cosa ne pensi di quest’affermazione e se, in fondo, Pazienza per te è stato importante?

Purtroppo ho una conoscenza di Pazienza “scolastica”, devo essere onesto, conosco le basi e quello che ha rappresentato in quel determinato periodo storico del quale fa parte anche l’ambientazione e il contesto di Limone; se a Pazienza fosse piaciuta mi sarei sentito onorato visto che a livello “controculturale” è stato un guru.

Detto questo facciamo una considerazione a priori: Ansia e Disagio è un titolo forte, che segna bene l’argomento, per così dire, di competenza del disco. Era proprio quello il tuo fine, ovvero raccontare gli stati “alterati” dell’altro?

È sicuramente un titolo forte, con ansia volevo intendere quegli stati in cui la mia generazione e quelle dopo la mia piombano costantemente, mentre con disagio volevo far intendere la situazione di “imbarazzo conto terzi” che sempre più spesso mi attanaglia, sai quando provi vergogna per un’altra persona? Ecco, esattamente quella sensazione.

Seguendo il tuo profilo Instagram (dove regali vere e proprie perle) abbiamo notato come ti piaccia molto, al di là dei testi delle tue canzoni, giocare sull’ironia dell’assurdo: è una parte di te questo particolare senso dell’umorismo?

Assolutamente sì, non credo di saper fare altrimenti, cerco di scrivere di ciò che mi circonda e di sdrammatizzare cercando di incorporare un messaggio più profondo. Questo in linea di massima, per il resto dico anche un sacco di fesserie!

Giancane copertina

La traccia numero sette, Adotta un fascista, cantata assieme a Lucio Leoni, ha un sacco di riferimenti e sembra perfetto, ahinoi, per raccontare questo preciso momento storico: come è nata?

È una traccia alla quale sono molto legato sia per tematiche che per il modo totalmente casuale con cui è nata. È la prima volta che scrivo un testo con un altro autore e la cosa mi è piaciuta molto, in primis perché Lucio Leoni ha una bellissima testa e pur scrivendo in maniera opposta abbiamo trovato un giusto compromesso. L’abbiamo scritta il 90 minuti reali durante un format che si chiama Kahbum, su Youtube potete trovare il link.

Ipocondria si sofferma ancora su un preciso stato d’ansia: ne soffri? 

Assolutamente sì, l’ho scritta durante l’inizio di un attacco di panico in albergo durante il tour, è uno dei pezzi a cui sono più legato e in più c’è Tarek Iurcich (Rancore) che ha scritto un testo ad hoc e mi ha fatto un regalo fantastico!

Quali artisti, non necessariamente italiani e contemporanei, ascolti?

Sicuramente Vasco e 883 tra gli italiani sono dei capisaldi, al momento mi sto interessando molto all’elettronica: Avicii e Chris Walker mi fanno fomentare; non disdegno nemmeno il pop o la trap fatta bene!

Giancane

Ai tuoi ultimi concerti come è andata con il “momento Lucchesi”, ovvero quel punto del concerto in cui Alessio Lucchesi interpreta un brano a scelta dal pubblico: l’applausometro è sempre fisso su una canzone di Gigi D’Agostino?

Sì sì, vince ancora Gigi d’Agostino a mani bassissime! Non faremo più l’applausometro ma dopo due anni è entrata in scaletta a pieni voti!

La museruola la porti sempre dietro con te?

No! L’ho tolta!