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Unbroken – Angelina Jolie

Ci sono storie che sono talmente straordinarie che diventa impossibile credere che non siano ancora state raccontate al cinema. E mai come quest’’anno c’’è stata una profusione di biopic: dall’’Alan Turing di The Imitation Game al Martin Luther King di Selma, dal cecchino di American Sniper allo Stephen Hawking di La teoria del tutto, il cinema sembra aver focalizzato l’’attenzione su uomini dotati di grandi abilità che per una qualche ragione si sono dimostrati unici nel loro campo. E Louis “Louie” Zamperini non è da meno.

Unbroken racconta infatti la storia di Louie Zamperini, americano figlio di immigranti italiani, atleta olimpionico ed eroe di guerra che, dopo essere precipitato con un aereo mentre era in missione durante la Seconda guerra mondiale, sopravvive su un gommone per 47 giorni nel mezzo del Pacifico in compagnia di altri due soldati. Viene poi trovato da una nave giapponese e portato in un campo di prigionia a Tokyo, dove verrà mandato ai lavori forzati e torturato senza pietà dal tiranno del campo.

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Una storia epica, una di quelle che sembrano scritte a Hollywood, in cui il tanto osannato American Dream si fa così puro e assoluto da sembrare frutto di una fantasia. Angelina Jolie, qui alla seconda regia dopo In the Land of Blood and Honey, aveva una storia perfetta per conquistare ogni tipo di consenso e diventare il favorito d’obbligo della Awards Season. Per di più, con i Coen autori dello script, Roger Deakins alla fotografia (dodici nomination agli Oscar) e Alexander Desplat alle musiche (otto nomination ai Premi Oscar), difficilmente si poteva sbagliare. E invece qualcosa non ha funzionato, perché la sensazione che si ha lungo tutti i 137 minuti è quella di avere davanti un film dotato di poca personalità.

È come una di quelle tesi di laurea in cui tutto si riduce ad un copia-e-incolla da più fonti: una trama spielbergiana diretta per metà come Clint Eastwood e per l’altra metà come un regista di un qualsiasi film tv per la HBO. Nessun punto di vista, nessun guizzo che rivela subito di chi è il film che stai guardando: Unbroken pecca là dove poteva invece osare. Angelina Jolie si dimostra incapace di domare un cavallo vincente, puntando su inquadrature eccessivamente patinate, su scene madri che finiscono purtroppo per implodere, e facendo cattivo uso dei flashback, con il risultato di spezzare più volte il ritmo del racconto. Non basta una grande storia per fare un grande film. E, ahimè, Unbroken ne è la dimostrazione.