un posto sicuro

Un posto sicuro – Francesco Ghiaccio

Mercoledì 2 dicembre all’Apollo Spaziocinema di Milano Marco D'Amore, Matilde Gioli e Francesco Ghiaccio (rispettivamente protagonisti e regista) hanno presentato in anteprima Un posto sicuro, co-sceneggiato e co-prodotto dallo stesso D’Amore. Si tratta di un duro film di denuncia: al padre del giovane Luca viene diagnosticata una malattia incurabile ai polmoni a causa dell’esposizione all’amianto, avvenuta per molti anni di lavoro alla fabbrica Eternit. Luca, di professione clown per eventi dopo aver abbandonato il palcoscenico teatrale, cerca quindi di star vicino al padre e recuperare un rapporto ormai perduto. Grazie al suo lavoro conosce una ragazza con cui instaura una relazione che non riesce a coltivare a causa della terribile notizia; è da qui che si pone l’obiettivo di raccontare la tragedia dell’amianto, che ha colpito suo padre e molti altri suoi concittadini a Casale Monferrato. Lo farà proprio tramite il teatro, grazie anche a un inaspettato contributo del padre stesso.

Il modo più efficace per raccontare un evento tragico è mostrarne le conseguenze: la vicenda è ambientata nel 2011, molti anni dopo che la fabbrica è stata chiusa, tuttavia le ripercussioni non sono ancora finite. I temi più toccanti del film, quali la presa di coscienza di Luca della malattia e della realtà di Casale, la malattia stessa, i suoi sintomi, sono inscenati con incredibile dignità e delicatezza. Il dolore e la rabbia traspaiono dallo schermo senza ostentazione né retorica, ma vengono ugualmente percepiti dallo spettatore; difatti le scene di pianto e disperazione che ci si aspetterebbe sono ridotte al minimo e riprese senza sonoro. A Ghiaccio e D’Amore interessa mostrare non la rabbia, bensì come questa situazione possa ridurre una famiglia.

La famiglia è un aspetto cardine del film: è solo in seguito alla scoperta della malattia che Luca e il padre scelgono di riconciliarsi, dopo un lungo tempo di voluto distacco; all'inizio il ragazzo non riesce a ricambiare l’amore per la fidanzata, poiché vuole dedicarsi completamente al papà. Infatti, solo dopo aver ripristinato il rapporto familiare (e questo vale per entrambi) Luca può riacquistare la sicurezza in se stesso, finora persa.

La sincerità della pellicola emerge quando la vicenda del singolo, descritta così nel profondo, viene rapportata alle migliaia di vittime (e loro parenti) che hanno dovuto affrontarla. Il momento centrale del film è introdotto dalla bellissima scena in cui il padre di Luca lo porta sui luoghi e gli racconta a cuore aperto le menzogne dette, l'onnipresenza delle polveri bianche e l'orgoglio provato nel lavorare alla fabbrica; successivamente, attraverso la tecnica della docu-fiction, alcuni operai raccontano la loro esperienza intervallati da immagini d’archivio reali.

È evidente quindi l’intento di voler raccontare un disastro per rendere noto a tutti cosa e come è avvenuto. Iniziando da un posto (di lavoro) sicuro, quale era quello alla Eternit, per arrivare a un posto sicuro in cui vivere.