le cochon de gaza

Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente – Sylvain Estibal

La traduzione letterale del titolo originale di Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’Oriente è “Il maiale di Gaza”. L’evocativo titolo italiano, che ricorda quelli della Wertmuller, non permette di centrare subito l’elemento discordante su cui è costruito il film di Sylvain Estibal.

Gaza, la città dove convivono barricati israeliani e palestinesi, luogo simbolo del conflitto che insanguina la Palestina da decenni, è un posto dove è molto difficile incontrare un maiale. Ebrei e musulmani infatti si trovano d’accordo su poche cose, una di queste è il giudizio sul maiale e la sua carne, giudicato impuro e quindi tabù. La commedia parte con la pesca prodigiosa di Jafaar, pescatore palestinese poco fortunato, che dopo una tempesta si ritrova nelle reti un maialino vietnamita.

Dispositivo comico originale e duttile, il maiale sarà il motore di una trama che sconfina tra la commedia surreale e la favola pacifista, accompagnando le peripezie di Jafaar deciso a sfruttare la sua pesca, incontrando soldati, coloni, terroristi, poliziotti, iracondi funzionari dell’ONU. Jafaar, chaplinesco mattatore del film, meravigliosamente interpretato da Sasson Gabay, è un outsider indomito, un ingegnoso resistente al mondo assurdo in cui vive. Un mondo di muri e filo spinato, soprattutto mentali, che dividono le persone, di pregiudizi, di testi sacri presi alla lettera come libretti d’istruzione, di kamikaze stupidi (quasi come quelli di Four Lions, straordinaria, disperata e nerissima commedia sul fondamentalismo).

Dicono che quando Franz Kafka raccontò ai suoi amici l’idea di Il processo questi si fossero messi a ridere, prendendola per quella che era in fondo all’origine, una barzelletta. Kafka ha raccontato la tragedia del vivere dentro una barzelletta, un film come questo potrebbe essere descritto come la barzelletta del vivere dentro una tragedia. La prossimità di comico e tragico è tutta nella consapevolezza dell’assurdità dell’esistenza umana. La parte migliore di Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’oriente è proprio questa descrizione, spesso esilarante, del lato comico di una vita a contatto con le gabbie cervellotiche costruite da politiche e religioni. La fratellanza di fronte all’assurdo sarebbe forse stata sufficiente, prezioso messaggio capace di rendere un’opera simile meritevole di essere vista e amata. In tal senso l’onirico, didascalico, pacifista ma soprattutto pacificato finale non aggiunge niente, anzi finisce quasi con l’essere superfluo.