the leisure seeker

Cronache dal Lido #5

La Mostra del Cinema di Venezia, giorno per giorno, raccontata dai nostri inviati

The Leisure Seeker – Paolo Virzì

Nel cinema di Paolo Virzì la narrazione è spesso legata a un movimento: può essere discendente come nell’infernale Brianza de Il capitale umano, oppure di liberazione da una condizione insopportabile come accade in La pazza gioia o ancora, se si pensa a La prima cosa bella, a ritroso nella memoria e nel tempo.

In The Leisure Seeker (Ella & John per il mercato italiano), in concorso, il motore narrativo è ancora un movimento: il folle viaggio di un’anziana coppia di amanti. Una coppia che, invece di lasciarsi consumare dal tempo, decide di vivere un ultimo round con lo stesso coraggio durato una vita. A bordo del loro vecchio camper (il Leisure Seeker del titolo), la vivace Elle (Helen Mirren) e il marito John (Donald Sutherland), ex professore universitario che ormai abita solo nella letteratura, raggiungeranno la casa museo di Hemingway a Key West, in quella che è una dichiarazione d’amore eterno e allo stesso tempo un’amara dimostrazione che la ragione per cui si vive è prepararsi alla morte.

Partendo dal romanzo In viaggio contromano di Michael Zadoorian, Paolo Virzì si rifiuta di affrontare la sua prima americana con uno sguardo da straniero, ma lo fa con l’occhio generoso di chi ama i suoi personaggi. Anche se impossibilitato dai motivi produttivi nell’utilizzare i suoi classici strumenti da lavoro (la lingua dialettale, i luoghi e gli attori totem), con una prosa che è poesia – facendo sua proprio la lezione di Hemingway – è capace trasmettere quel calore e umanità tipico del suo cinema che con dolcezza e qualche risata riesce a disarmare completamente.

Victoria & Abdul – Stephen Frears

victoria e abdul

Debolissima commedia in costume sugli ultimi anni di vita della Regina Vittoria e le sue scelte anticolonialiste.  Stephen Frears ha decisamente smesso di occuparsi del proletariato urbano inglese – è ormai del 2002 il bellissimo Piccoli affari sporchi – spostando la sua attenzione verso altre storie.

Judi Dench aveva già interpretato la Regina d’Inghilterra ne La mia regina (1997). Anche allora al centro c’era l’ambigua relazione con un suddito – uno stalliere scozzese – ma questa volta il giovane servo Abdul (Ali Fazal) è per il sovrano più che sola carne. È un elisir di giovinezza, una guida spirituale un po’ come è stato il Maharishi Mahesh Yogi per i Beatles. Se Vittoria è “Her Majesty”, Abdul è il “Munshi” che in lingua persiano vuol dire Maestro.

Victoria & Abdul ha una narrazione semplice ed efficace e scene dall’impianto teatrale costruite con un senso pragmatico e rigoroso. Ma se il film risulta squisito da un punto di vista formale, tuttavia non riesce ad indagare quello che si nasconde dietro i volti dei due protagonisti, come se fosse irrigidito dalle stesse convenzioni tipiche dell’epoca vittoriana.

Toni Cazzato

Foxtrot – Samuel Maoz

foxtrot

Nel 2009 qui a Venezia avevamo lasciato lo sguardo di Samuel Maoz, cineasta israeliano di Tel Aviv classe ’62, intrappolato dentro un carro armato, proteso verso la contemplazione delle assurdità della guerra che irrompe in un campo di girasoli. Quel film, Lebanon, avrebbe conquistato nell’edizione numero 66 della Mostra del Cinema di Venezia un meritatissimo Leone d’Oro, rivelando all’attenzione del pubblico di tutto il mondo l’enorme talento di un regista fino ad allora sconosciuto.

Dopo ben 8 anni, in cui non ha girato altri film, Maoz torna in concorso a Venezia con un nuovo e sorprendente lungometraggio, in cui la guerra non è più al centro della narrazione ma ne determina comunque, sebbene a distanza, gli sviluppi. Come nei passi del ballo da cui il film prende il titolo, in tre movimenti Foxtrot segue le tragiche svolte che un conflitto, ormai diventato “abitudine” per il popolo israeliano, imprime sulla vita di una famiglia. Un falso movimento, in cui ogni passo fatalmente riconduce al punto di partenza e il ripetersi ciclico degli errori commessi dai padri costringe i figli a pagare un prezzo altissimo. Pur senza la radicalità di alcune scelte stilistiche di Lebanon, anche la nuova opera di Maoz, potente ed originale, rivela nella scelta di punti di vista insoliti, periferici o tangenziali, la sua forza maggiore. E conferma, anche se dovesse restare fuori dal palmares, il valore di un autore ormai tra i più importanti della scena internazionale.

La lucida follia di Marco Ferreri – Anselma Dell’Olio

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A venti anni dalla scomparsa di Marco Ferreri la Mostra del Cinema di Venezia ricorda uno tra i più grandi e dimenticati registi italiani con un documentario, coprodotto da Rai Cinema e Sky, diretto da Anselma Dell’Olio. Inserito come proiezione speciale all’interno della sezione Venezia Classici, raccoglie testimonianze, sequenze di film e dichiarazioni del regista cercando di tracciare il profilo di uno dei cineasti più complessi e inclassificabili di sempre. Dalla sua peculiare direzione degli attori alla presunta misoginia, fino al complicato rapporto con il cibo, molti dei temi classici ferreriani sono toccati dal documentario, che nel complesso assolve lo scopo per cui è stato realizzato: evitare che l’opera di Ferreri cada nel dimenticatoio, incuriosendo, si spera, nuove generazioni di spettatori.

Abbastanza memorabile, in sé, il momento della proiezione, per la quale tra il pubblico si sono riuniti molti amici e collaboratori storici del regista. Oltre ad alcuni membri della sua famiglia, erano presenti in sala due della muse ispiratrici del suo cinema: Andréa Ferréol, indimenticabile Angelo della Morte in La grande abbuffata (1973) e Hanna Schygulla, protagonista di Storia di Piera (1983) e Il futuro è donna (1984). Sarà possibile rivedere il documentario nell’Aprile del prossimo anno a Bari, in occasione del BiF&st, che nella retrospettiva integrale che accompagna ogni anno il festival omaggerà nell’edizione del 2018 proprio Marco Ferreri.

Stefano Lorusso

La vita in comune – Edoardo Winspeare

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Pati e suo fratello Angiolino (Claudio Giangreco e Antonio Carluccio) vogliono diventare i boss della zona, ma la verità è che non riescono nemmeno a rapinare un benzinaio. Siamo nell’immaginario comune salentino di Disperata, dove vivrà sì e no qualche centinaio di persone e dove il sindaco Filippo Pisanelli (Gustavo Caputo) è malvoluto da tutti, compresi i pochi altri membri del suo partito. Riesce ancora a provare qualche briciolo di felicità solo insegnando italiano in carcere, dove innesca in uno dei detenuti, Pati, l’amore per la poesia.

Il panorama che ci mette davanti il nuovo film di Edoardo Winspeare riesce davvero a restituire il sentore di provincia: un aspirante boss redento dal Papa in persona, un carcerato che non riesce a liberarsi dal peso di aver ucciso per sbaglio un cane, una prostituta esperta e dal listino prezzi più che onesto, una consigliera comunale che non si accontenta mai del poco che c’è, ma che si mette in prima persona per tentare di cambiare le cose (Celeste Casciaro). Sono piccoli uomini e piccole donne che vivono alla giornata ma sognano in grande; gireranno anche un film, “L’arca di Disperata”, da recapitare direttamente a Papa Francesco.

Se il meccanismo comico è di alto livello, ciò non è dovuto solo alla direzione e all’interpretazione degli attori, ma anche alla precisione della resa linguistica. Ogni persona parla il dialetto a modo suo, e ciò colpisce tanto chi quel dialetto lo conosce, quanto chi non ne capisce una parola. L’incontro con l’arte ha un effetto a cascata sull’intera popolazione: che sia questo l’unico modo per salvarsi dalla deriva della provincia italiana?

Alberto Sacco

Dove cadono le ombre – Valentina Pedicini

Dove cadono le ombre - Valentina Pedicini

Dove cadono le ombre? Cadono laddove si cerca di nascondere le atrocità della storia, ma l’esordiente regista Valentina Pedicini vuole fare luce su una vicenda di storia recente realmente accaduta e portarla all’attenzione di un grande pubblico. Nel film Dove cadono le ombre, in concorso alle Giornate degli Autori, i protagonisti Anna e Hans lavorano in una clinica per anziani. Quando nella clinica arriva Gertrud, i due devono affrontare il loro traumatico passato: infatti, lo stesso luogo era prima un istituto dove Anna e Hans, da piccoli, sono stati sottoposti a esperimenti di eugenetica che miravano a “raddrizzare”, con metodi barbari, i bambini della comunità jenisch.

Un film di impegno civile che, se da una parte mostra qualche incertezza, dall’altra ha però la forza di unire immagini suggestive e inquietanti a una storia vera e forte. Il ritmo scorre piuttosto lento, ma alcune scene – specialmente quelle dei ricordi del passato – racchiudono una potenza visiva perturbante e trasformano l’edificio dove è ambientata la storia in un luogo da film horror. Molto interessante poi il rapporto fra la protagonista Anna, interpretata da Federica Rosellini, e l’anziana Gertrud, che ha il volto di Elena Cotta, vincitrice della Coppa Volpi nel 2013 per Via Castellana Bandiera. Un rapporto complesso e pieno di contraddizioni, in particolare il personaggio di Elena Cotta è sfaccettato e profondo, la perfetta incarnazione del fanatismo: agisce pensando di essere nel giusto, per lei «non esiste un modo gentile per rendere il mondo un posto migliore». A causa di questo pensiero, la popolazione jenisch, in Svizzera, è stata perseguitata, ha subito discriminazioni e atti di  violenza. E quindi il merito più grande di Valentina Pedicini è quello di aver portato la luce dove cadono le ombre.

Giulia Bona

Grazie


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