Emma Dante & Alba Rohrwacher

Via Castellana Bandiera – Emma Dante

Il palazzo del cinema accoglie finalmente i primi film del Concorso veneziano, e il secondo titolo presentato nella settantesima corsa al Leone d’Oro è anche il primo degli italiani. Via Castellana Bandiera dell’’attrice e regista teatrale Emma Dante, opera prima onorata di una cornice tra le più prestigiose del mondo. Applausi a fine proiezione per il cast e la regista presenti in sala, anche se il film non convince forse appieno.

Via Castellana Bandiera è stato un romanzo di Emma Dante che completa così con il lungometraggio la sua esperienza con una storia che evidentemente le ha scavato dentro, arricchendola della fotorealisticità del cinema, dando volume ai luoghi finora solo immaginati su carta. Via Castellana Bandiera è un vicolo dell’Arenella – vecchio borgo marinaro, polveroso e diroccato, di Palermo – stretto e dalla segnaletica a dir poco imprecisa. Vi si bloccano, senza possibilità di incrociarsi a meno di cedere il passo e retrocedere, due auto: nella prima una coppia in lite (Emma Dante e Alba Rohrwacher) smarritasi nel dedalo di viuzze palermitane, dall’altra una chiassosa famiglia di residenti, con un capofamiglia dispotico e sinistro e alla guida una vecchia donna silenziosa e fiera (Elena Cotta).

Locandina

Locandina

Il film, dopo un prologo “fuori palco” che introduce i personaggi, è tutto in questa via-palcoscenico bloccata dal confrontarsi di due macchine, di due donne dalla “capa tosta”, intorno a cui ruota un coro di personaggi che paiono agli occhi delle due “moderne” donne forestiere una gabbia di matti, parti di un immaginario creduto buono ormai solo per la letteratura, emersioni di un’’Italia arcaica, sussistente e resistente a ogni spinta integratrice e modernizzante. Il vicolo diventa così un altrove metaforico, un non-luogo in cui le donne protagoniste finiscono bloccate con il loro carico di tensioni e paure, di traumi e dolori di un passato che ritorna (Emma Dante) o che non se ne andrà mai (Elena Cotta).

Un film non facile da vedere ma soprattutto da costruire, dove la regia non può sbagliare nulla: non è un caso che alcuni dei più grandi saggi di regia della storia fossero al servizio di una vicenda statica, dall’ambiente fisso, “teatrale”, basti citare La finestra sul cortile. Appunto nella resa scenica si registrano le principali pecche di un film che ha momenti preziosi (su tutti la comparsa del “coro” di abitanti del vicolo con il pirandelliano dialogo sui numeri civici e lo splendido “duello” western notturno), che è recitato benissimo e si appoggia su un’idea potenzialmente esplosiva. Ma la regia ogni tanto mostra le pecche dell’opera prima, a cominciare dall’abuso della macchina a mano e delle riprese “sporche”, comunque funzionali alla costruzione della giusta tensione, per passare alle scelte eccessivamente enfatiche del finale. Anche in sede di sceneggiatura se si dipinge e sviscera bene l’aggregato di disagi e traumi che ruota intorno alla vecchia e alla sua famiglia troppo lasciato al non-detto è il vissuto, e le motivazioni del suo impuntarsi, del personaggio di Emma Dante, siciliana che odia la madre e la sua terra e che si va a chiudere in un buco nero del dolore e della memoria.