Foto ©Alessandro Colazzo

Ritrovare la bellezza nell’abbandono

Il percorso di Clessidra tra le Dune di Chiatona

Ripartire da un luogo, tentare di risanare le sue vecchie e nuove ferite, scorgerne il decadente splendore, abbandonarsi a esso. È un percorso a tappe quello di DUNE. Sentieri possibili di Clessidra Teatro, in cui l’occhio dello spettatore si fa necessariamente politico, costretto a parteggiare, a non rimanere indifferente, a (ri)prendere coscienza e condividere qualcosa che troppo spesso e da troppo tempo ha deciso di ignorare.

Ormai da quattro anni Teatro Le Forche – compagnia di Massafra (Taranto) diretta da Giancarlo Luce – sposta il proprio baricentro nella località balneare tarantina di Chiatona per abitare, attraverso il rito teatrale, alcuni luoghi all’aperto finiti nel dimenticatoio. Il progetto, denominato Clessidra, parte nel mese di aprile con una fase laboratoriale e prosegue con una residenza volta alla realizzazione di uno spettacolo finale. Con la collaborazione dell’associazione culturale Reset e l’ideazione di Erika Grillo, quest’anno la compagnia ha scelto di popolare le dune della spiaggia di Chiatona con un percorso teatrale diretto da Gianluigi Gherzi.

Foto ©Alessandro Colazzo

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Tre turni (tramonto, notte, alba) per un numero limitato di spettatori (massimo 50 a replica) in un percorso sabbioso che ci catapulta sin da subito nei vizi e nel malcostume che non di rado, ormai, siamo soliti ritrovare in zone costiere e che ci ostiniamo a fingere di non vedere. Piccole porzioni di spiaggia sono abitate da ciascuno dei dodici attori che conducono il pubblico tra la musica da rave, i selfie compulsivi, i roghi, fra prostitute e tartarughe imprigionate nella plastica: più ci si addentra e più si ha la sensazione che il “viaggio” assuma tinte disperate di scoramento, sfiducia, smarrimento ma anche di sfida, da provare necessariamente a raccogliere. E mentre si fa la conta dei rifiuti accatastati, è quantomeno curioso scorgere, dall’alto di una duna, l’ordine e la parziale indifferenza del lido situato a pochi metri dallo spettacolo. Stessa sabbia e stesso mare, eppure—ci troviamo di fronte a due universi distanti anni luce.

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Quanto può cambiare un luogo? Ce lo chiediamo ripetutamente ascoltando Com’è profondo il mare di Lucio Dalla, origliando racconti di una spiaggia che non c’è più, seguendo la descrizione che Pier Paolo Pasolini fece di Taranto, una città perfetta in cui «viverci – scrisse il poeta corsaro – è come vivere all’interno di una conchiglia, di un’ostrica aperta». Già, durante il suo viaggio in Puglia nel 1959 nulla ancora si mostrava della modernità industriale che avrebbe di lì a poco dilaniato una città e un’intera comunità. Storie nostalgiche di tempi ormai andati, come lo erano quelle degli antichi greci, ingegnosi nell’attribuire al mare diverse denominazioni a seconda del carattere – mitologico o apotropaico – che esso assumeva nella leggenda e nel quotidiano. Nomi che trasformano il percorso a tappe in rito collettivo. Ma, prima, è finalmente giunto il momento di «andare al mare».

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Corse sulla sabbia, capriole, urla gioiose si susseguono a riva riportandoci in un mondo infantile che forse non sappiamo o non vogliamo più apprezzare. Citando un altro successo di Dalla, «l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale»: a volte occorre (ri)apprezzare le piccole, grandi sfumature, necessarie a una riconciliazione con noi stessi e a un incontro intimo con pensieri personali da fondere con quelli di luoghi che per inerzia stiamo lentamente sacrificando. Lo impariamo lentamente, tappa dopo tappa, duna dopo duna, fino all’epilogo in cui dei camerieri in frac emergono dalle acque donando al pubblico i versi di Arrivederci fratello mare di Nazim Hikmet.

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«Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti», dunque, portandoci dietro interrogativi cui cercheremo finalmente di dare una risposta, con una diversa percezione di quel profondo, recondito e imprescindibile legame che si instaura tra luogo e comunità. Consapevoli, speriamo, di aver ritrovato un’identità che si credeva perduta.

Ascolto consigliato

DUNE. Sentieri possibili
regia di Gianluigi Gherzi

produzione_Teatro Le Forche
in collaborazione con_Reset

idea progettuale e organizzazione_Erika Grillo
organizzazione e comunicazione_Alessandro Colazzo


con gli attori_Michele Bramo, Giorgio Consoli, Francesca Danese, Andrea Dellai, Daniela Delle Grottaglie, Alessandra Gigante, Erika Grillo, Cesare Gurrado Pastore, Ermelinda Nasuto, Chiara Petillo, Fabio Zullino e con la partecipazione straordinaria di_ Giancarlo Luce
coordinamento tecnico_ Walter Pulpito
staff tecnico_Raffaele Giovinazzi, Vincenzo Di Pierro
aiuto regia_Tommaso Franchin
scenografie_Mino Notaristefano
grafica/foto/video_ Alessandro Colazzo / sacodesign.it
segreteria e promozione_ Francesca Piccolo

Chiatona (Taranto) – 8 agosto 2017