Ermanna Montanari. Foto ©Luca Del Pia

Kilowatt 2017: bisogna sperare nel teatro?

Un primo sguardo sulla XV edizione del festival di Sansepolcro

A sentire le etimologie un festival è un momento di accoglienza. Un po’ come convocare al proprio focolare domestico: offrendo quanto meglio si può, per ritrovarsi bene assieme.
E fin qui, ci siamo.
Quanto però al come e al perché è tutt’altra storia. Questioni di soldi, questioni di politica, sì, ma anche questioni di scacchieri, scambi, screzi, mire… la cultura non è cosa così nobile, perché son pur gli uomini a farla. E la situazione attuale la dice lunga.

“Meglio sperare?” Sembrerebbe il tipico atteggiamento remissivo dei cattolici: rimettiamoci al Signore. E invece no, quando il direttore artistico Luca Ricci ha deciso di intitolare la XV edizione di Kilowatt Festival a «Il principio speranza», l’ispirazione è venuta dall’omonimo saggio di Bloch. Come a ribadire, della speranza, non tanto la scommessa nel futuro ma per il futuro, perché ciò che si agisce oggi possa segnare – costruttivamente, ci si augura – ciò che verrà domani.

Locandina Kilowatt Festival. Grafica ©Umberto Daina

Locandina Kilowatt Festival. Grafica ©Umberto Daina

Dovessimo giudicare quel che sarà del teatro sulla scorta di ciò che abbiamo avuto modo di vedere tra venerdì 14 e domenica 16 luglio, il futuro non lascia ben sperare. Ma ciò non è imputabile tanto a Ricci. Il panorama teatrale – a nostro avviso, si intende – è già alquanto desolato. Non mediocre. No. Non è una questione di valore ma di urgenza artistica. È rattrappito su sé stesso. Pochissimi gli spettacoli memorabili. Per lo più sono lavori «ben fatti», «apprezzabili», «interessanti». Discrete drammaturgie, discreti attori, discrete messe in scena. Si rimane dentro i ritmi, affannati e affannanti, di produzione. Ma l’esigenza forte che fine ha fatto?

Apprezzabile è sicuramente il nuovo spettacolo dei patron di casa CapoTraveLa lotta al terrore (testo di Lucia Franchi, regia di Ricci), dove agli uffici di un Comune italiano arriva la notizia che un attentatore “arabo” ha preso degli ostaggi e vuole parlare con il Sindaco, il quale però se n’è andato beatamente in vacanza. La patata bollente, allora, passa a Vicesindaco, Segretaria e Impiegato comunale che cercano a fatica di dominare il panico scaricandoselo – di fatto – addosso a vicenda, ciascuno secondo le proprie idiosincrasie e tenere fragilità.

CapoTrave La lotta al terrore. Foto di scena ©Luca Del Pia

CapoTrave La lotta al terrore. Foto di scena ©Luca Del Pia

Non mancano momenti di toccante dramma come la trasformazione del freddo numero delle vittime di una strage in volti noti: pensarli non massa informe, ma immaginarli visualizzandoli nei nostri famigliari, nei nostri amici, nei nostri vicini e così via fino a raggiungere quell’asettica cifra da cronaca (sembrano risuonare le parole di R.W. Emerson).
Il cast radunato per l’occasione (Simone Faloppa, Gabriele Paolocà, Gioia Salvatori) sostiene bene la prova, ma appunto manca – a nostro avviso – un guizzo (registico, drammaturgico, attorale) che spinga ad andare oltre quanto non sia già noto. Si rappresenta un immaginario.

CapoTrave La lotta al terrore. Foto di scena ©Luca Del Pia

CapoTrave La lotta al terrore. Foto di scena ©Luca Del Pia

Un festival però non si esprime solo attraverso la riuscita degli spettacoli: a volte un debutto delude le aspettative, alle altre non si azzecca una replica, le variabili sono tante. Un festival è anche la dimensione che sa ricreare, è la sua capacità di «accoglienza» al di là dell’esito. Ed è indubbio, scorrendo i nomi in cartellone, che questa XV edizione ha una lungimirante visione di insieme: eterogenea, come sempre, ma ben assortita, equilibrata tra teatro, danza e circo, veterani ed esordienti, poi i “residenti”, le co-produzioni, gli artisti di Kilowatt Tutto l’Anno, le proposte selezionate dai «visionari» (gli spettatori professionisti di Sansepolcro), gli studi dall’estero del progetto europeo BeSpectACTive! (sempre a proposito di audience development). Ne parleremo più diffusamente nei prossimi giorni.

Al contempo, però, di un festival non debbono assolutamente passare in secondo piano tutte quelle attività – per così dire – collaterali, come incontri, mostre o eventi speciali. Ne citiamo due.

Il focus dedicato a Ermanna Montanari è stato ad esempio un momento di rara altezza. Non solo perché la storica attrice del Teatro delle Albe rappresenta un pilastro del teatro contemporaneo italiano, ma perché assurgerla a madrina del festival ha avuto poco a che fare con il bieco sfruttarne la possibile capacità di richiamo. In programma, infatti, diversi gli appuntamenti dedicati alle Albe (spettacolo, film, incontro), tutti di cocente attualità, tanto per il presente politico quanto per quello artistico.

Il velo è negli occhi di guarda (da sx Ricci, Lamri, Martinelli, Nadotti, Montanari, Franchi). Foto ©Luca Del Pia

‘Il velo è negli occhi di guarda’ (da sx Ricci, Moresi, Martinelli, Nadotti, Montanari, Franchi). Foto ©Luca Del Pia

Con-vocare le Albe si fa segno di inestimabile continuità, di eredità attiva, rappresenta perfettamente quel «Principio speranza» cui invita Ricci, perché ciò – più di molti spettacoli che si lasciano dimenticare troppo, troppo presto – ci può restituire una visione più felicemente destabilizzante. Come scrive Enrico Pitozzi nel recente Acusma presentato appunto a Kilowatt:

Il teatro di Ermanna Montanari […] offre […] alla percezione dello spettatore un modo attraverso il quale accedere, come per la prima volta, alle cose del mondo: ciò che si vede in scena è letteralmente ciò che non si può vedere nelle condizioni abituali. La scena è uno scarto leggero, quasi inavvertibile, uno sfasamento che produce una «sospensione» del fin qui visto e del fin qui sentito.

E ancor più prezioso è stato chiamare in raccolta gli abitanti di Sansepolcro per restituire in lettura partecipata le Miniature campianesi di Ermanna Montanari a Ermanna Montanari stessa: quelle Miniature che ogni sera del festival hanno accompagno a mo’ di preludio lo spettacolo in piazza, risuonando per tutta Torre di Berta a infondere un anelito poetico-teatrale oltre le convenzioni strette di ciò che può essere un “contenitore” festival (così l’anno scorso con i versi di Gualtieri).

Lettura pubblica Miniature Campianesi: i cittadini di Sanspolcro per Ermanna Montanari. Foto ©Luca Del Pia

I cittadini di Sansepolcro per Ermanna Montanari: Lettura pubblica ‘Miniature Campianesi’. Foto ©Luca Del Pia

Iniziativa altrettanto encomiabile, anche se forse poco valorizzata, la mostra WUNDERKAMMER 10.Adoratori di feticci allestita per celebrare i dieci anni di Zaches Teatro. Difficilmente ascrivibili a una sola forma o a un genere, gli Zaches rappresentano una delle compagnie teatrali più pregevoli del panorama italiano: perturbanti, raffinati, accurati, come già dimostrano le maschere di Francesco Givone raccolte nelle stanze dell’ex scuola L. Pacioli.

Zaches Teatro Wunderkammer 10. Foto ©Luca Del Pia

Zaches Teatro Wunderkammer 10. Foto ©Luca Del Pia

I materiali non seguono un percorso cronologico: sono rimescolati, stimolandone una nuova eco, un dialogo poetico di questi dieci anni di ricerca su/da Beckett, Goethe, Goya, Hokusai, Collodi, e altri ancora. In tre date, l’allestimento ha accolto anche un’infestazione ad arte: il visitatore di questo piccolo luogo sospeso, anziché osservarle comodamente dalla platea, ha potuto incontrare a tu per tu estratti dalle performance, immergendovisi totalmente. Sono vere apparizioni, phàntasma, come quelle che il teatro dovrebbe evocare: accadimenti improvvisi, epifanie; e che gli stessi Zaches per esigenze produttive e distributive sempre più stanno rischiando di sacrificare.

Zaches Teatro Wunderkammer 10. Foto ©Luca Del Pia

Zaches Teatro Wunderkammer 10. Foto ©Luca Del Pia

Così come, infine, un po’ sacrificata ci è parsa l’anteprima del nuovo lavoro di Andrea Cosentino: Kotekino Riff. Come si può programmare all’aperto uno spettacolo evidentemente in via di definizione? Basta la categoria «comico» per consegnarlo alla piazza? Per carità, Cosentino forse si sarà anche ripiegato su sé stesso, indugiando in forme già note del suo repertorio spiazzante, nonsense, autoironicamente elucubrato, incespicando nel ritmo complessivo, però non era decisamente lo spazio adatto per il suo tipo di proposta: non a questo stadio di creazione.

Andrea Cosentino Kotekino Riff. Foto di scena ©Elisa Nocentini

Andrea Cosentino Kotekino Riff. Foto di scena ©Elisa Nocentini

Anche perché al di là delle fragilità e dei suoi possibili cliché, l’attore teatino dispiega una riflessione brillantemente nichilistica non di poco conto sullo stato di salute del teatro, sull’appiattimento culturale diffuso del nostro tempo (che meriterebbe – a nostro vedere – più spazio e sviluppo nello spettacolo), attraverso una progressiva distorsione del suo Artaud da braccio:

Ti piacciono le mie mutilazioni? Vuoi vederle? Vuoi toccarle con la mano?
E se ti dicessi che […] questo corpo non è il mio corpo?
Che questo dolore non è il mio dolore? Se ti dicessi che io non ho corpo e non ho dolore?
Lo sospettavi vero? Lo avevi capito?
Sai che anche questa voce non è la mia voce?
Chi sono io? Chi sta dicendo io quando io dico io? Mi dai dei soldi perché il messaggio è complesso?

Andrea Cosentino Kotekino Riff. Foto di scena ©Elisa Nocentini

Andrea Cosentino Kotekino Riff. Foto di scena ©Elisa Nocentini

Pensi che quello che stai vedendo sia teatro? Pensi che sia arte? Pensi che sia cultura? Pensi che sia accattonaggio? […]
L’arte deve farti pensare? Deve pensare al tuo posto? Deve emozionarti? Deve divertirti? Deve provocarti? Vuoi essere provocato? Se hai l’aspettativa di essere provocato, come posso davvero provocarti?
Ti sto mettendo a disagio con tutte queste domande? L’arte deve mettere a disagio? Sei contento di essere a disagio? Mi dai dei soldi?

Ecco finalmente un po’ di urgenza. Questo, crediamo, sia il vero principio speranza: non adagiarsi in formule rassicuranti.

Ma qualcuno saprà ascoltare? Qualcuno saprà andare oltre la cornicetta teatrale? Speriamo.

Ascolto consigliato

Letture consigliate
• Kilowatt Sansepolcro 2017 e la politica culturale nella video intervista a Luca Ricci, di Renzo Francabandera (PAC)

Sansepolcro (AR) – 14, 15 e 16 luglio 2017