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The Kings Surrender – Philipp Leinemann

Qual è il momento in cui si realizza di aver oltrepassato il limite tra legalità e illegalità e di aver perso la possibilità di rimediare ai propri sbagli? A tentare di districare questo eterno quesito ci prova, in parte, il film di Philipp Leinemann The Kings Surrender, un poliziesco violento e durissimo ambientato in una fredda e indefinita metropoli tedesca, in concorso alla trentaduesima edizione del Torino Film Festival.

La vicenda verte tutta sulle irreversibili azioni che verranno commesse da due gruppi di personaggi: una gang di teppistelli di quartiere capitanata da Thorsten (Tilmann Strauss) e un’unità speciale della polizia tedesca comandata da Kevin (Ronald Zehrfeld) e Mendes (Misel Maticevic). Quando due membri dell’unità speciale vengono brutalmente uccisi in circostanze poco chiare, i teutonici difensori della giustizia, colti da un’ira senza controllo, inizieranno a porsi al di sopra della legge, innescando così una serie di tragici eventi impossibili da fermare. A scoperchiare questo vaso di Pandora, l’ingenuità del piccolo Nassim e la sua voglia di sentirsi parte di un gruppo e di essere finalmente considerato adulto.

Se amate il genere poliziesco non potrete non cadere vittime del fascino di questa pellicola violenta e crudele, dove non c’è spazio nemmeno per la verità, che diviene fievole luce guida per qualche pazzo che ancora ci crede e non vuole arrendersi alla paurosa piega che alcune situazioni hanno ormai preso.
Leinemann, con toni tragici e grande maestria registica, ci mostra l’aspetto più disumano e feroce di un mondo alla deriva, dove violenza e corruzione sono all’ordine del giorno e diventano l’unica valida alternativa a una vita di soprusi e angherie, dove anche l’innocente ossessione di un bambino sfocia in azioni ben più gravi e senza ritorno.

Viene rappresentato un mondo “macho-centrico”, tutto armi e testosterone (sì, i bei poliziotti sembrano tutti discendere da qualche casata vichinga), tutto scontri, corruzione e patetiche prove di virilità, in cui i personaggi femminili sono solo evanescenti figure di passaggio, detentrici della ragione e del buonsenso, anche se senza molto potere decisionale.

Inoltre vengono messi a confronto due mondi diversi, ma in questo caso molto simili. Poliziotti e teppisti di strada, entrambi si fanno giustizia da soli, entrambi si pongono al di sopra della legge, e alla fine del film un poliziotto farà la domanda chiave: «Se facciamo questa merda qual è la differenza tra noi e loro?». L’altro poliziotto gli risponderà: «Che noi possiamo». Ecco, quando chi dovrebbe difenderci, si sente onnipotente ed intoccabile, quel cosiddetto limite è già stato oltrepassato.