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Gentlemen – Mikael Marcimain

Quelli di Gentlemen, in concorso al trentaduesimo Torino Film Festival, sono 141 minuti densi di qualunque cosa la mente di uno sceneggiatore possa partorire. Il film, infatti, per la sceneggiatura si avvale della collaborazione dello scrittore Klas Östergren (anche autore dell’omonimo romanzo). Gentlemen è un fitto intrecciarsi di eventi, dialoghi, pensieri, personaggi e storie dentro altre storie che scorrono a un ritmo incessante, creando un complesso meccanismo di scatole cinesi, senza che lo spettatore abbia il tempo di capire completamente cosa stia accadendo. Sembra quasi che l’obiettivo del regista Mikael Marcimain (già regista di Call Girl presentato nel 2012 al Torino Film Festival e assistente alla regia di Alfredson per La Talpa) sia quello di destabilizzare i solidi principi narrativi del cinema classico, attuando una delicata operazione di rottura dell’illusione scenica.

Il giovane e riservato scrittore Klas Östergren (sì, è lo stesso nome dello sceneggiatore) decide di rintanarsi in un vecchio e lugubre appartamento di Stoccolma, appartenuto ai due fratelli Morgan (gli eccezionali interpreti: David Dencick e Sverrir Gudnason). Henry Morgan, pugile e pianista jazz, artista “bon vivant” di estrema eleganza, a tratti ironico e distaccato che nasconde una pena d’amore e Leo Morgan (personaggio molto simile al Tom Hiddleston di Only Lovers Left Alive di Jarmush), fragile e sensibile poeta, distrutto dall’alcool e dalle droghe, implicato in un losco quanto misterioso giro di traffico d’armi. Klas finirà inevitabilmente per narrare le avventurose vite di questi due uomini d’altri tempi.

Esteticamente il film è impeccabile, classico, raffinato, vintage al punto giusto (ricorda a tratti le spy-story inglesi degli anni ’50 e ’60), costumi e ambienti sono ricostruiti con una minuzia e un’attenzione per il particolare incredibile. La colonna sonora rispecchia la frammentarietà del film e dei personaggi (non a caso Henry Morgan intitolerà il suo concerto per pianoforte “Europa: frammenti in caduta”), è, infatti, una miscellanea di più stili e influenze, dal jazz alla classica fino a spaziare nella cultura pop degli anni ’70. Non a caso a fare da sfondo al film, come già in Call Girl, la Stoccolma degli anni ’60/’70, tutt’altro che incorruttibile e civile, dove non mancano personaggi marci dentro e senza alcuna morale. I tre protagonisti infatti dovranno barcamenarsi tra un potere economico e politico che tenterà di schiacciarli in tutti i modi e una sorta di accidia interiore che li condurrà più volte a toccare il fondo.

Gentlemen pur essendo una perfetta prova stilistica di Marcimain, non riesce del tutto a causa della trama, così fitta, complessa e a tratti criptica, da lasciare chiunque la guardi con una sensazione di confusione e stordimento, suscitando perfino la percezione di non aver visto un solo film ma due o tre insieme. Anche se probabilmente, il fine del regista è proprio quello di rovesciare le certezze dello spettatore mirando più a provocare molteplici suggestioni visive e psichiche, più che raccontare una storia nella sua linearità, riuscendoci.