la scuola d'estate

La scuola d’estate – Jacopo Quadri

Parlare di un maestro indiscusso del teatro contemporaneo come Luca Ronconi, senza cadere in un retorico e didascalico discorso biografico, non è compito semplice e scontato. Sorprende quindi Jacopo Quadri che sigla il suo primo film documentario La scuola d’estate, presentato alla sezione Festa mobile – Ritratti d’artista del Torino Film Festival.

Nella natura selvaggia della umbra Santa Cristina, immersa nei boschi, al riparo dalla civiltà, si trova un’isolata, dismessa e ristrutturata stalla dove il regista ottantunenne, insieme a un gruppo di giovani attori e attrici (alcuni neodiplomati, altri professionisti), si “ritirano” in un percorso laboratoriale di perfezionamento che, da oltre dieci anni, fa parte di un progetto nato in collaborazione con la scuola di teatro “Centro Teatrale Santacristina”. Qui, in questo luogo sospeso nel tempo e nella quiete della solitudine, regista, collaboratori e allievi condividono i giorni (scanditi dal battito di un gong) e le notti (che iniziano presto, “alle otto e mezza sembrano già le due”), dedicandosi totalmente alla fatica e allo studio, ma anche allo svago, ai sorrisi, e al riposo.

L’occhio di Quadri sbircia questi momenti di esistenza comune, tende l’orecchio per afferrarne, furtivo, i rumori di quella originale banalità quotidiana fatta di conversazioni, di giochi, di voci, e i suoni pieni di concentrazione e impegno delle prove, delle lezioni e delle letture. I numerosi piani ravvicinati, accarezzano gli occhi dei ragazzi, ardenti di rispetto e fiducia, mentre catturano nella memoria le correzioni, le indicazioni e i suggerimenti del proprio mentore, e ammirano le suggestive improvvisazioni attraverso le quali Ronconi li guida nei testi, nelle storie e nei personaggi, alla ricerca di nuove, inedite impronte interpretative.

Una reciproca espressione di affetto e ammirazione, che riflette nello sguardo di Ronconi – attentamente scrutato dalla macchina da presa – la stessa istintiva e sincera meraviglia di un bambino, solo con i capelli e la barba un po’ più bianchi: così osserva le loro azioni durante le ore di lavoro, così li attende, seduto al tavolo da pranzo, che tornino dal buffet, così gli passeggia accanto, appoggiandosi alle loro spalle, come un vecchio padre sostenuto nel cammino. Così, tra confessioni e racconti, momenti costruiti – come le brevi e confidenziali interviste a Ronconi e ad alcuni ragazzi – e attimi ri-presi “in diretta”, lo spettatore, avvolto da un’onda di intimo contatto umano, lascia quel luogo che pare appartenere a una fiaba, portando con sé l’insegnamento di un grande artista che ha voluto e saputo unire la propria vita, la propria passione, e il proprio lavoro, in un unico grande abbraccio d’amore per il teatro.