sicario emily blunt

Sicario – Denis Villeneuve

Con la sezione visiva coperta da due veri fuoriclasse, il regista Denis Villeneuve (Prisoners, La donna che canta) e il direttore della fotografia Roger Deakins (Le Ali Della Libertà, L’’Uomo che non c’’era), era quasi scontato aspettarsi folli riprese aree tra i cieli dell’’Arizona e torbidi e soffocanti piani tra le strade del Mexico. Ma spogliato delle immagini tecnicamente impressionati, del grosso lavoro del sound design, Sicario è un banale e poco interessante action-thriller che guadagna le luci della ribalta solo grazie al cast di divi che si ritrova.

Kate (Emily Blunt dura come in Edge of Tomorrow) è un agente dell’’FBI inesperta e idealista che dopo una violenta azione viene reclutata in una misteriosa task force governativa per combattere la guerra alla droga in Messico. Superato il confine farà la conoscenza dei suoi colleghi: Matt Graver (Josh Brolin), uno yankee fanatico delle chewingum e delle infradito, e Alejandro (interpretato da Benicio Del Toro e le sue occhiaie) un tempo coraggioso pubblico ministero e ora violento assassino dopo lo sterminio della sua famiglia.

Una delle anomalie più evidenti della sceneggiatura di Sicario è quello di dedicare due terzi della durata del film al personaggio di Emily Blunt per poi metterlo al margine nel finale dove il latino Benicio Del Toro e la sua storia di vendetta prende il centro del palcoscenico. Un lavoro per creare empatia con la giovane agente inspiegabilmente lasciato alla polvere.

Dimentichiamoci il Cartello raccontato nei capolavori letterari di Don Winslow e anche soltanto in Traffic di Steven Soderbergh, qui i tentativi di lottare l’organizzazione criminale messicana sono un semplice mcguffin (anche abbastanza riuscito) per girare un film d’’azione nella frontiera messicana

Sicario urla”” Vamos a Matar companeros!”” e Il regista non ha paura a mostrare i corpi decapitati e le carni tumefatte delle vittime del Cartello e altri tipi di torture e barbarie che un essere umano può subire ma tutto questo far vedere è come conficcare un coltello nel burro all’’interno della mente dello spettatore. Non c’’è critica né presa di posizione e neanche voglia di creare suspense. Le solite sparatorie tra omoni che ora parlano in Spanish e ora in English finiscono molto presto per annoiare. Che Denis Villeneuve inizi a combattere per la propria indipendenza, ci serve un autore non un ennesimo mestierante ai servizi di Hollywood.