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Sherlock: L’’abominevole sposa – Douglas Mackinnon

Ricordo un’’intervista di Hitchcock, credo che fosse quella memorabile di Truffaut, in cui il regista discutendo sulla sua esperienza televisiva come produttore della serie televisiva Alfred Hitchcock Presenta sentenziava tra il deluso e l’’avvelenato che per uno show televisivo la trama è tutto.

Sherlock: L’’abominevole sposa è l’’episodio zero della desiderata quarta stagione della serie Tv prodotta dalla BBC One, ideate nel 2010 da Steven Moffat e Mark Gatiss (anche tra i cervelli dietro a Doctor Who). Slegato (quasi del tutto) dai racconti di Conan Doyle ma ambientato in epoca vittoriana, trasmesso come special natalizio in Inghilterra, verrà proiettato per soli due giorni (il 12 e 13 gennaio) nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. A quanto pare un evento eccitante per i patiti del notissimo investigatore.

Sherlock Cumberbatch

Richiamando quanto detto in apertura, in Sherlock: L’’abominevole sposa la trama è tutto. Nonostante riprese multi-angolo, panoramiche a 360 gradi, time-freezing, computer grafica, zoom impossibili e altre modernità che farebbero la felicità di Guy Ritchie, è la scrittura il motore trainante del lavoro, scrittura molto meno potente che nel passato. Forse perché non è la rilettura di niente? La voglia di (com)piacere e non deludere gli appassionati?

L’’universo rappresentato è alternativo a quello raccontato nelle altre stagioni dello show. Siamo in una Londra del 19esimo secolo dove il Dottor Watson (Martin Freeman) non tiene un blog ma scrive racconti e Holmes (Benedict Cumberbatch) non ha uno stile hipster con camice sempre sbottonate e indossate senza maglietta intima ma ha un cappello da cacciatore e fuma la pipa. I due coinquilini del 221B di Baker Street aiuteranno l’’ispettore Lestrade (qui grasso come Signor Creosoto di Il senso della vita dei Monty Python) a risolvere il mistero dietro a una serie di omicidi che sembrano essere opera del furioso fantasma di una donna, tale Emilia Ricoletti, morta suicida con addosso il suo abito da sposa.

Fortunatamente gli sceneggiatori sembrano divertirsi a giocare con le aspettative del pubblico e ben presto scopriremo che la narrazione vive della relazione torbida e ossessiva tra Sherlock Holmes e Jim Moriarty. Avete presente quel detto per cui per ogni Giovanna D’’Arco c’’è un Hitler appoialato sull’’altro lato dell’’altalena?

Nessun viaggio temporale alla Life on Mars (la serie BBC, non la canzone di Bowie), l’’intero episodio è un unico, lungo, metaforico, tentativo da parte di Sherlock Holmes di decifrare l’’enigma legato alla (presunta?) morte della sua nemesi sparatosi in testa davanti ai suoi occhi. L’’improvvisa non linearità dell’’intreccio e la sua profondità psicologica nella delineazione dei personaggi stupisce e affascina.

Dalla parlantina ubriacante, freddo al limite della sociopatia e dal fare molto molto chic, Benedict Cumberbatch è riuscito a creare una nuova straordinaria icona fisica del personaggio di Conan Doyle. Tra i cine-corpi più interessanti di questo decennio.

Per uno spettatore televisivo non è usanza applaudire alla fine dello spettacolo tuttavia per Sherlock: L’’abominevole sposa, divertente e funzionale ai prossimi episodi, non si sente assolutamente la necessità di farlo.