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Fargo: la miglior miniserie dell’’anno

I Golden Globe 2015 hanno rafforzato quanto già emerso dalla 66ma edizione degli Emmy Award: Fargo è la migliore miniserie Tv, con buona pace per l’acclamatissimo True Detective. Il successo di questa serie antologica – che annovera i fratelli Coen tra i produttori esecutivi – è da imputare a un Billy Bob Thornton (Migliore Attore Protagonista in una Miniserie ai Golden Globe) sopra le righe, all’’ottima sceneggiatura dell’’ideatore Noah Hawley, e all’’omonima fonte d’ispirazione.

La premessa, dunque, è doverosa. Presentato al Festival di Cannes nel 1996, Fargo è senza dubbio uno dei film più riusciti dei fratelli Coen. Oltre a un talento innato dietro la macchina da presa, a emergere in questo film fu soprattutto l’abilità dei due fratelli del Minnesota di inserire la propria visione grottesca della vita in generi cinematografici già consolidati e stilizzati. Tratto già emerso in parte nel precedente Barton Fink, e che sarà il loro autentico cavallo di battaglia nei capolavori che seguiranno. Fargo, infatti, ha tutte le caratteristiche del noir, ma i Coen, grazie al proprio personalissimo stile, riescono a renderlo unico nel suo genere.

Proprio su questo fattore lavora (con successo) l’’ideatore della miniserie, creando una trama completamente differente, ma riuscendo a restituire quell’’atmosfera tragicomica, a tratti surreale della pellicola. Per riuscire in tale impresa a Hawley basta inserire un singolo elemento destabilizzatore (Lorne Malvo) all’’interno di un contesto cittadino dall’’elevato grado di flemmaticità. Prendete Ricky Gervais e fatelo intervenire a un convegno dell’’Azione Cattolica, non sarete nemmeno vicini al grado di scombussolamento provocato da Malvo (Thornton) nelle cittadine del Minnesota (Bemidji e Duluth), sedi dei fatti raccontati.

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Malvo è un natural born killer. Spesso uccide per il semplice gusto di farlo, con una freddezza e naturalezza sconcertanti. Ricorda un po’’ Anton Chigurh (Javier Bardem), uno dei più riusciti cattivi cinematografici degli ultimi dieci anni, protagonista di Non è un paese per vecchi, diretto, neanche a dirlo, dai Coen. Un suo omicidio, dalle discutibili motivazioni, creerà una serie di reazioni a catena inusuali per due cittadine ove la calma piatta è direttamente proporzionale all’’incompetenza delle forze dell’’ordine; dove, per intenderci, anche un aspirante postino può diventare un poliziotto.

Humour nero, situazioni imprevedibili, risvolti paradossali e grotteschi, e un cast di primissimo ordine sono alla base di questa perla televisiva. Oltre al già citato Billy Bob Thornton, presenti anche Martin Freeman (Sherlock, Lo Hobbit) nel ruolo dell’’outsider che fu di William H. Macy; Bob Odenkirk (Breaking Bad) impacciato capo della polizia; e Allison Tolman nel ruolo che fece conquistare un Oscar a Frances McDormand.

Una serie da non perdere assolutamente, con l’ultima puntata, concedetemi un piccolo e ininfluente spoiler, che è un vero e proprio omaggio alla fonte che ha ispirato il tutto.