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Paper Street Consiglia: 5 film thriller da vedere (prima o poi)

Psyco
Janet Leigh entra nella storia del cinema grazie alla celebre sequenza della doccia; Hitchcock dirige una delle sue prove più grandi (sicuramente quella che ha maggiormente incassato nella sua lunga filmografia: 800.000 dollari di budget, 50 milioni al botteghino). Al centro della storia il motel di Norman Bates (che, recentemente, ha anche ispirato una serie Tv): 109 minuti di pura adrenalina che si sviluppano in modo del tutto imprevedibile, disorientando lo spettatore.

Rapina a mano armata
1956. Stanley Kubrick ha 28 anni e firma la regia e la sceneggiatura (adattandola da un romanzo di Lionel White) per un thriller che narra di una complicata rapina presso un ippodromo. Il protagonista è Johnny Clay (interpretato ottimamente da Sterling Hayden) e questo thriller (con tinte noir) ha fatto scuola ispirando generazioni di registi: basti pensare al celebre Slevin – Patto Criminale, del 2006, che è una vera e propria rivisitazione del film in questione.

Gli uccelli
Ancora Hitchcock. Ancora un capolavoro che parte da un intuizione davvero originale: cosa succederebbe se un giorno, dal nulla, gli innocui volatili che ci volano sopra la testa iniziassero ad aggredirci senza pietà? Tippi Hedren, in coppia con Rod Taylor, regala al pubblico una delle sue migliori interpretazioni. Il set non fu per niente facile: le riprese cominciarono nel marzo del 1962 e durarono fino al 10 luglio dello stesso anno con molti imprevisti ben raccontati in “Hitchcock racconta Hitchcock”.

Seven
Il film che ha reso famoso in tutto il modo il regista David Fincher. Un cast stellare (Pitt, Spacey, Freeman, Paltrow) ci accompagna verso una vera e propria discesa agli inferi, sulla scia di un serial killer che terrorizza gli Usa. Se amate questo genere non potete non aver ancora fatto la conoscenza del detective Somerset.

Memento
I fratelli Nolan (Cristopher regista e sceneggiatore, Jonathan autore del racconto cui si ispira il film) danno vita ad un meccanismo totalmente innovativo per chi guarda: la prima scena di Memento è l’ultima e viceversa. La timeline del lungometraggio procede a passo di gambero, ipnotizzandoci; il debutto (in una grande produzione) di un regista che ha incantato le platee di tutto il mondo con la trilogia di Batman e il più recente Interstellar ma che già nel 2000 dimostrava di avere una padronanza del mezzo sconfinata.