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Racconti dalla Berlinale #4

Ci sono storie d’amore non convenzionali e inaspettate, ci sono coppie che devono lottare per poter stare insieme. Ci sono diversi tipi di amore come si vede in tre film della Berlinale: Photograph (Berlinale Special) di Ritesh Batra, Elisa y Marcela (competizione) di Isabel Coixet e Divino Amor di Gabriel Mascar (Panorama). Ritesh Batra con Photograph mette in scena un film romantico ambientato nella sua città natale, Mumbai. Rafi (Nawazuddin Siddiqui) si guadagna da vivere scattando fotografie ai turisti per strada, Miloni (Sanya Malhotra) invece è una timida ragazza di buona famiglia che studia per diventare accountant. Quando Rafi riceve la visita della nonna Dadi (Farukh Jaffer), che lo costringe a trovare moglie, convince Miloni a fingere di essere la sua fidanzata. Attraverso questo gioco di finzione i due iniziano a conoscersi e vengono a contatto con un mondo diverso dal loro. Dopo l’inglese The Sense of an Ending e l’americano Our Souls At Night, Ritesh Batra torna in India per il suo ultimo film, una romantic-dramedy che convince solo in parte. Tra gli aspetti positivi c’è sicuramente la dolcezza con cui il regista racconta la vita e l’animo dei suoi personaggi oltre a una buona interpretazione da parte dei due protagonisti che comunicano quasi senza parole il loro reale stato d’animo. Divertente anche la figura della nonna, elemento comico che strappa più di un sorriso. Tuttavia, Photograph inizia introducendo Rafi e Miloni, il loro contesto sociale e culturale, ma la narrazione procede senza entrare troppo in profondità e dalla seconda parte fino alla fine si resta in attesa di una svolta che però purtroppo non arriva mai.

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L’amore raccontato da Isabel Coixet, invece, è quello proibito e perseguitato (ancora oggi in molti paesi del mondo) fra due donne, la storia vera di Elisa (Natalia de Molina) che, travestendosi da uomo, sposò l’amata Marcela (Greta Fernandez) nel 1901, in Spagna. Il loro matrimonio viene ostacolato non solo dagli abitanti della cittadina in cui vivono, ma anche dalle forze dell’ordine. L’attualità dell’argomento e la forza del fatto di cronaca tuttavia non sono sufficienti a sollevare un film che ricorda piuttosto una telenovelas. Il bianco e nero, gli iris in chiusura di molte scene (che richiamano i film delle origini), gli inserti di pellicola sgranata sono espedienti che vorrebbero dare una patina artistica all’operazione ma riescono solo a risultare stonati e fuori luogo. Le due protagoniste, non del tutto sbagliate, sono portate fuori strada da dialoghi melensi e retorici. Non è detto che una bella storia faccia un bel film.

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Dalla Spagna di inizio ‘900 saltiamo al Brasile del 2027, dove la festa più importate non è più il Carnevale ma quella dell’Amore Supremo e dove opera una setta chiamata “Divino Amor“, che dà il titolo a questo originale film di Gabriel Mascado, presentato anche al Sundance. Joana (Dira Paes) è profondamente religiosa, ha fede in Dio e nella burocrazia, lavora in un ufficio notarile dove interferisce con le coppie che richiedono il divorzio convincendole a entrare nel gruppo Divino Amor per salvare la loro relazione. Il regista svela un poco per volta quello che avviene durante gli incontri della setta, tra esercizi per rafforzare la fiducia e pratiche di scambismo giustificate dal motto del gruppo “l’amore si condivide”. Un mondo futuristico al neon (azzeccatissimi i colori) che ricorda le atmosfere del fortunato episodio San Junipero della serie tv Black Mirror che ha creato ormai un piccolo immaginario. A parte qualche ripetizione di situazioni, le trovate del film sono molto interessanti: la religione, che investe ogni aspetto della vita dei cittadini, diventa pop, tra party in discoteca e confessioni che imitano i drive dei fast-food. Divino Amor ragiona sull’idea del controllo della popolazione attraverso una religiosità aggiornata, meno austera e più accattivante che non rinuncia mai al suo potere. Ma la Fede in questo film è vuota, non sa più credere ai miracoli, a ciò che non può vedere o spiegare. E allora il Divino Amor non è altro che un nuovo Carnevale pieno di maschere.

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