now-you-see-me-2

Now You See Me 2 – I maghi del crimine – Jon Chu

Anche su quel gioiellino che era Now you see me si è tentata l’’operazione “bigger”, “faster”, “reloaded” e gli aggettivi da trailer che si vogliono, per tirare fuori un sequel che fosse non solo all’’altezza del primo ma ne elevasse anche le ambizioni. Questa volta i Quattro Cavalieri passano dall’’attaccare il sistema capitalistico a dover difendere se stessi e la loro magia; durante una loro esibizione contro il brand n.1 di telefoni cellulari, vengono rapiti da un magnate della tecnologia che li costringe a rubare un microprocessore utile al controllo di tutti i dispositivi elettronici appartenenti a quell’’azienda. Intanto il loro acerrimo nemico Thaddeus Bradley medita vendetta per essere stato incastrato e il loro leader Dylan, scoperta la sua vera identità dall’’FBI, si mette all’’inseguimento dei Quattro mentre fugge dalla polizia.

Now You See Me 2 locandina

Si allargano gli scenari (dall’’America a Macao a Londra), aumentano i personaggi, si infittiscono gli intrighi e le illusioni; più di tutto, però, il film tende a omologarsi ad uno spionistico medio, con vaghi sentori di Mission: Impossible ma non certo a quei livelli. Si perde quindi l’’attacco penetrante del primo film, che racchiudeva nel suo carattere semplice e diretto e nel carisma di ogni singolo protagonista la propria forza; i Quattro Cavalieri non sono più eroi epici e sfuggenti, squisiti ibridi tra buoni e villain, ma abili prestigiatori ricattati da un cattivo inedito e potente (interpretato dal faccino di Daniel Radcliffe che non graffia mai davvero). Questa spostamento di ruolo senz’’altro li avvicina di più alla gente comune, favorendo l’’empatia, ma toglie loro il fascino che li aveva contraddistinti.

L’’integrità del primo episodio veniva conservata anche grazie alla capacità di rimanere sempre un passo dietro la linea che delimita il realismo dei giochi di prestigio dalla pura fantasia cinematografica: nel complesso una certa credibilità era mantenuta. Il sequel purtroppo passa questa linea (la sequenza della perquisizione e dei passaggi della carta è davvero assurda), perdendo quella credibilità necessaria per sentire i Quattro come veri eroi. Inoltre, se è vero che l’’illusione è anche disorientamento, il regista del primo episodio Louis Leterrier ci metteva molto del suo grazie ad una regia vorticosa e piena di carrellate circolari, cosa che nel lavoro di Jon M. Chu viene smorzata.

Interessante invece come viene opposta l’’arte della prestidigitazione al potere oscuro della scienza e della tecnologia – al fine di raccogliere i “big data” sulla privacy tramite dispositivi elettronici; la dote di guardare in profondità aiuta l’osservazione tout court nel caso della prima, ma può causare gravi danni nel caso della seconda. Vero è che l’’illusione è ovunque, cambiano i fautori e gli scopi.