noi e la giulia

Noi e la Giulia – Edoardo Leo

Quattro quarantenni insoddisfatti, in fuga dalla città e dalle proprie vite, si ritrovano da perfetti sconosciuti uniti nell’’impresa di aprire un agriturismo. Ma a ostacolare il loro sogno arriverà Vito, un curioso camorrista venuto a chiedere il pizzo alla guida di una vecchia Giulia 1300. Questa minaccia li costringerà a ribellarsi a un sopruso in maniera rocambolesca, dando vita a un’’avventura imprevista, sconclusionata e tragicomica, e a una resistenza disperata, quella che tutti noi vorremmo mettere in atto se ne avessimo il coraggio.

Il 2014, e anche il 2015 dati i film in produzione, per quanto riguarda le commedie italiane possono definirsi gli anni di Stefano Fresi e Edoardo Leo i quali, saliti alla ribalta nelle ultime stagioni cinematografiche con film quali Ogni maledetto Natale e Viva l’’Italia (Fresi), Tutta colpa di Freud e La mossa del pinguino (Leo), hanno poi entrambi consolidato con Smetto quando voglio il loro ruolo in quella sorta di sottogenere comico contemporaneo che potrebbe definirsi “commedia del precariato”.

noi e la giulia locandina edoardo leo

Ma se è facile a questo punto individuare dei pattern narrativi trasversali, è altrettanto facile rischiare di risultare ripetitivi, autoreferenziali, addirittura logorroici. È proprio questo il limite di Edoardo Leo, che al suo quarto film da regista si mostra in Noi e la Giulia instancabilmente di nuovo all’’inseguimento di quella “empatia generazionale” che tuttavia appare qui slavata, superficialmente simbolica e troppo sintetizzata in canoni anacronistici e stereotipati.

Girato in un anonimo ambiente rurale del sud Italia, Noi e la Giulia possiede difetti un po’’ troppo ingombranti, nonostante gli sforzi per concedere il beneficio del dubbio. Innanzitutto appare fuori contesto la scelta come protagonista di Luca Argentero che, nonostante eviti sagacemente di trasformarsi in un supereroe, rimane, purtroppo, uno dei tanti esponenti di quel “belloccismo staccabiglietti” tanto utile ai produttori italiani ma spesso zavorra per la credibilità del prodotto finale. In secondo luogo la retorica idealista fin troppo “vintage” – evidenziata dal continuo scontro tra il protagonista comunista e il suo capo fascista, nonché dagli interminabili soliloqui tardoromantici in voice over del protagonista – e l’’avvicendarsi di eventi che sembrano puri espedienti narrativi poco giustificati, fanno apparire Noi e la Giulia come un film che cerca di inserirsi a gamba tesa in un genere che di fatto le può appartenere, ma che tuttavia gestisce con quello stesso atteggiamento superficiale della commedia che questa nuova direzione cinematografica aspira (o quanto meno aspirerebbe) proprio a distruggere.

In conclusione, però, vogliamo essere buoni. Nonostante tutte le approssimazioni infatti il film sembra funzionare: la storia infatti riesce a raggiungere un finale soddisfacente per una commedia dal buon sapore italiano. Peccato abbia voluto giocare a essere più grande di ciò che appare.