nightmare dal profondo della notte

Nightmare –Dal profondo della notte – Wes Craven

All'indomani della scomparsa, torna in sala il capolavoro di Wes Craven

Inquietanti cortocircuiti tra fantasia e realtà fanno sì che i sogni di alcuni adolescenti nell’immaginaria cittadina di Springwood nell’Ohio siano così sconvolgenti da sentire il brutale diritto di concretizzarsi nelle loro vite. Le amiche Tina Gray (Amanda Wyss) e Nancy Thompson (Heather Langenkamp) scoprono di fare lo stesso incubo: un uomo dal volto completamente bruciato con un cappello nero e un maglione a strisce verdi e rosse (Robert Englund) cerca di attaccarle con un corposo guanto dotato di lunghe e affilatissime lame. Questo mostro dalle fattezze umane, che in seguito Nancy scoprirà chiamarsi Freddie Krueger, sa lasciare indelebili tracce di sé: rimanere feriti o uccisi da lui in sonno equivale ad esserlo anche nel mondo reale. Quale scabrosa verità si nasconde dietro questa apparizione così invasiva da attaccare poco dopo anche il fidanzato di Tina, Rod Lane (Nick Corri) e l’amico Glen Lantz (un giovane Johnny Depp al suo esordio cinematografico)?

Ci troviamo davanti – quasi inutile ricordarlo – alla trama di Nightmare, in via eccezionale ridistribuito nelle sale il 30 e 31 ottobre come omaggio alla scomparsa del suo creatore Wes Craven, il cui agghiacciante “divo” Freddie Krueger, una delle più magistrali maschere dell’horror e immancabile punto di riferimento dei più alti incubi di celluloide, riesce a distanza di più di trent’’anni a inquietare anche con un solo fotogramma. La pellicola, sicuramente la più famosa di Craven insieme all’altrettanto eccellente Scream, si rivela un successo così grande alla sua uscita nel 1984 da diventare un vero e proprio brand, con una serie cinematografica di ben nove film basata sul personaggio di Krueger, una miniserie televisiva, un videogioco e fumetti.

Per la figura di Krueger, nel cui viso spaventosamente deformato l’inferno sembra aver trovato tumultuoso rifugio, Craven ha tratto ispirazione in particolare da alcune storie del Los Angeles Times di vittime morte nel sonno in seguito a incubi ricorrenti e da un senzatetto sfigurato che lo aveva spaventato all’età di undici anni. Tutti materiali perfettamente orchestrati questi, perché in Nightmare sin dalla prima sequenza è subito Male di sopraffino livello: in una torbida caldaia illuminata da una luce rossastra, ripreso unicamente attraverso i suoi lenti passi e le mani, Krueger sta per indossare la sua arma letale. Uno stacco e vediamo Tina, la prima, futura vittima che, su un accecante sfondo luminoso, come una figura ritagliata dal mondo reale e implacabilmente attaccata a un’enorme pagina bianca, corre terrorizzata mentre è tormentata dalla voce del mostro, fino a quando, nonostante i tentativi di fuga, viene parzialmente raggiunta dalle sue lame.

Un orrore dunque terribilmente diretto quello di Craven, frutto però di un’attenta, complessa costruzione. In particolare nei momenti di massima tensione, il regista propone un puzzle ricco di inventiva e ironia macabra in cui pezzi di realtà e immaginazione si incastrano senza preavviso. La sequenza più lineare può infatti costituire il principio di un labirinto che gioca con i possibili abbagli della percezione, lasciando capire solo in un secondo momento che, forse, a volte, ciò che si vede è opera di un incubo dei personaggi-vittime.

La profonda potenza di Nightmare non è data solo dall’impeccabile impatto delle immagini, ma anche dalle innumerevoli letture che la figura di Krueger offre. Con la sua “iperbole di unghie” questo onnipresente “uomo nero” degli incubi è l’incarnazione delle più radicate insicurezze dell’’adolescenza assecondate dalle disattenzioni dei genitori, accumulo materiale del terrore del sesso e degli istinti positivamente liberatori, nutrito in parte anche dal forte conformismo religioso. Non a caso, dietro Tina che si sveglia di soprassalto in seguito al primo “incontro” con Krueger vi è un crocifisso che incombe sulla sua testa, mentre nel suo secondo, terribile sogno, lo stesso, mostrandole il guanto esclama compiaciuto «Questo è Dio!». Quasi inevitabile, poi, sottolineare la simbologia fallica delle lunghe lame: impossibile, a tal proposito, non citare la celeberrima inquadratura in cui la sua arma emerge lentamente dalla schiuma fra le gambe di Nancy immersa nella vasca da bagno.

Nonostante le difficoltà, anche in presenza del terrore più lontano dalla minima soluzione, è necessario provare a reagire prima che la paura diventi volgare mezzo che, sadicamente, “aiuta” a cadere ancora più a fondo. Lo sa bene Nancy, che, alla pari delle eroine argentiane di Suspiria e Phenomena, entra con tutta se stessa nella situazione cercando di sconfiggere Krueger, rivelandosi molto più tenace e brillante degli adulti che la circondano.

Ma, proprio come Halloween di Carpenter, Nightmare è un esempio di invincibilità del Male che, approfittando delle nostre debolezze, non può fare a meno di tornare. E, perversamente, spesso, è proprio questa sua peculiare eternità a suscitare fascino in noi spettatori, sempre desiderosi di incubi di alto valore come questo.