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Nel nome di mio padre – Viveca Sten

Nella piccola isola di Sandhamn, al largo di Stoccolma, scompare una ragazza di vent’anni e la polizia indaga inutilmente.
L’ispettore Thomas Andreasson partecipa alle ricerche, rese ancor più complicate da una tempesta di pioggia e vento, ma la ragazza sembra svanita nel nulla.
Qualche mese dopo, nel bosco, viene trovato un sacco che affiora dalla neve: contiene resti umani ed è inevitabile pensare che possano appartenere a Lina, questo è il suo nome.

Thomas riprende le indagini che vedranno coinvolta anche Nora Linde, amica d’infanzia dell’ispettore.
Lei, spinta dalla sua innata curiosità di avvocato, vuol dare il suo contributo alle indagini che aprono drammatici e violenti scenari sulla piccola comunità dell’isola, che nasconde sconvolgenti avvenimenti che il fluire del tempo non ha cancellato.

Nel nome di mio padre (Marsilio, 2016), ultimo libro dell’autrice Viveca Sten, è un giallo svedese e, in quanto tale, presenta caratteristiche che ben lo distinguono dalla narrativa di genere americana.
La violenza, pur presente, ha radici nella vita sociale e mostra i difficili rapporti nell’ambito familiare.
La supremazia dell’uomo sulla donna è dilagante e l’esaltazione religiosa complica le cose.

La lettura di questo romanzo procede in modo fluido. L’architettura della narrazione svela una trama principale, a cui si ricollegano storie avvenute nello stesso luogo in un tempo lontano.
Il presente vede l’ispettore Andresson impegnato nell’indagine per l’omicidio di Lena. Dal passato, precisamente dagli inizi del Novecento, giunge l’eco di avvenimenti drammatici, segnati da una violenza consumata tra le mura domestiche.

I tempi della narrazione sono lenti: danno la possibilità di godere della descrizione dei paesaggi e regalano ai personaggi una dimensione umana.

Tuttavia, manca il ritmo adrenalinico tipico dei thriller e non troverete troppi spargimenti di sangue, anche se, nella seconda parte del romanzo, il ritrovamento del cadavere offre una scena del crimine da brivido.
Nei capitoli si susseguono brevi storie che sembrano rubarsi la scena a vicenda per poi confluire nel finale, forse un po’ prevedibile, ma ben costruito.

Nel romanzo, quando il passato dei protagonisti irrompe con irruenza nella loro vita presente, la situazione precipita scoprendo il lato buio di alcuni di loro.
A questo proposito, è apprezzabile la scelta della scrittrice di dar voce a figure di persone semplici alle prese con problemi quotidiani: il lavoro, la famiglia, i figli, il difficile rapporto tra coniugi.
In questo libro non ci sono eroi né poliziotti particolarmente audaci.

Nel complesso è un’ottima lettura, che consente, tra l’altro, di vivere qualche istante in luoghi lontani, grazie alle belle descrizioni.