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Necropolis – La città dei morti – John Erick Dowdle

“Come sopra, così sotto” è il titolo originale di Necropolis – La città dei morti, nuovo film americano che utilizza la tecnica del “found footage”, ossia girato come se fosse un filmato amatoriale realizzato dagli attori stessi e ritrovato da chi guarda successivamente.

La sensazione ricercata sarebbe la crescente angoscia di stare guardando qualcosa che è già accaduto e, soprattutto, accaduto per davvero. La vicenda narra di un gruppo di ragazzi che, guidati da un’appassionata di archeologia, vanno in cerca di un’importante stele mai trovata e confinata nei sotterranei di Parigi. Questi sono composti da un groviglio di tunnel e cunicoli che portano alle catacombe (la città dei morti). La loro ricerca per il tesoro diverrà presto una gara di sopravvivenza, poiché incontreranno non poche ostilità.

Necropolis non è proprio una novità come prodotto cinematografico: l’incrocio tra questa tecnica e il genere horror nasce dal seminale The Blair Witch Project, passando per la trilogia di Rec e Cloverfield, per citarne alcuni; dal punto di vista narrativo, ha un evidente debito verso The Descent, in cui un gruppo di speleologhe si avventurano in una grotta per poi passarne di cotte e di crude. Tuttavia, nella prima parte il film si comporta bene nell’introdurci in questo mondo claustrofobico e buio, creando il giusto inizio di climax grazie a strani episodi, fiati corti e scoraggiamenti nel proseguire “oltre quel muro”.

La pellicola vacilla quando i protagonisti incontrano chi o ciò che non vorrebbero mai incontrare: accadono episodi scollegati dalla storia, compaiono volti ignoti, si compongono situazioni assurde o bizzarre. Il problema è che la sceneggiatura non chiarisce tutto questo, né ciò si rivela un vero trauma per i personaggi, come se essi vi fossero già abituati; è come se il film cambiasse improvvisamente le carte in tavola, solo per poter terrorizzare, e “facesse quello che vuole”.

Il fatto che un film sia horror non giustifica che si possa inscenare qualsiasi cosa; ogni horror possiede delle proprie “regole” intrinseche e la sfida che i personaggi di questo genere si trovano ad affrontare è proprio quella di sconfiggere il malvagio attenendosi a quelle regole, appartenenti al mondo dell’orrore in questione. Se esse vengono rivoluzionate nel corso del film senza un motivo (che sia narrativo o stilistico), allora si rimane disorientati e la sospensione dell’incredulità si interrompe.