Paura nella città dei morti viventi, Lucio Fulci, 1980

Lucio Fulci

100 registi (e tantissimi film) che migliorano una vita

Uno dei registi più prolifici del cinema italiano. Autore di culto, ammirato da registi del calibro di Quentin Tarantino. Nella sua filmografia emerge la capacità di destreggiarsi in ogni genere, passando dal registro comico alla consacrazione col cinema horror, segnato da cult movie come Paura nella città dei morti viventi, L’aldilà e Quella villa accanto al cimitero. Sebbene sia stato fortemente criticato come autore di pellicole a volte al limite del risibile, thriller ridicoli per regia e recitazione assente, horror splatter che trasmettono più noia che terrore, prodotti la cui visione il più delle volte fa sorgere dei dubbi sulla credibilità non solo del regista ma anche dei produttori, rimane comunque un cineasta dall’indubbio fascino e dal talento male espresso.

Fulci merita un’analisi a parte, senza forzare paragoni con colleghi più illustri: debitore di pochi, creditore di molti, ha formato attraverso il suo cinema (soprattutto quello horror) una serie di registi che hanno più volte citato nelle loro pellicole le sue sequenze. Caratteristica del suo cinema è sicuramente la continua ricerca di soluzioni che potessero sconvolgere e stupire lo spettatore. Soluzioni originali, che non hanno precedenti per quello che riguarda l’estro ma che spesso hanno danneggiato la narrazione; intuizioni che hanno risollevato alcune sue pellicole in principio deludenti.

Altra peculiarità del suo cinema è la presenza di primi piani di occhi, escamotage a volte abusato ma efficace per trasmettere allo spettatore lo stato d’animo dei personaggi. Regista contro tendenza, impavido e coerente con le sue convinzioni, ha dato vita ad un cinema artigianale dominato da sangue, morte ed erotismo che si frega di un marchio di fabbrica dominato da soluzioni morbose sino al parossismo, in una filmografia che è un tripudio dell’esagerazione. Per quanto possa avere più difetti che pregi, il suo cinema merita di essere approfondito per onorare quello che è stato, senza dubbio, un grande artigiano della settima arte.