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John Ford

100 registi (e tantissimi film) che migliorano una vita

Nella Monument Valley c’è un punto da cui si può con lo sguardo abbracciare tutta l’arcaica bellezza di un paesaggio ormai diventato mito. Il posto si chiama John Ford Point of View. L’occhio del regista diventa l’occhio con cui il cittadino può guardare la nascita di una nazione.

“Mi chiamo John Ford e faccio western”. Di origini irlandesi, il regista, nato alla fine dell’Ottocento, è stato il narratore dell’epica americana. Un Omero con la benda sull’occhio che ha scritto il grande romanzo americano. Uno Shakespeare con il sigaro che ha saputo trasformare la conquista del West in una grande tragedia classica, muovendosi con ingegno e sfrontatezza sui labili confini tra la morale e la politica, in un dialogo ininterrotto tra la leggenda e quello che c’è dietro. “Quando la leggenda diventa un fatto, stampa la leggenda”, è il tema che sta dietro ad uno dei suoi film più importanti, L’uomo che uccise Liberty Valance (1962), manifesto di tutta l’opera del regista che si muove sulla costruzione e decostruzione dei motivi e delle gesta che stanno dietro alla nascita della democrazia americana. Come nel film Alba di Gloria, dove viene raccontata la storia di Abramo Lincoln.

Ombre rosse, John Ford, 1939

Ombre rosse, John Ford, 1939

Così Andrè Bazin a proposito del suo primo western sonoro: “Stagecoach (Ombre Rosse) è l’esempio ideale di questa maturità di uno stile giunto al classicismo. John Ford era arrivato all’equilibrio perfetto tra i miti sociali, l’evocazione storica, la verità psicologica e la tematica tradizionale della messa in scena western”. Genere principale, ma non unico, della sua produzione sterminata, il western è stato da John Ford declinato in tutte le sue possibili sfaccettature, diventando un vero e proprio discorso alla nazione, dove si trovano temi come il razzismo e la misoginia (Sentieri Selvaggi), l’arrivismo e la stoltezza dei comandanti (Fort Apache), il conflitto tra Est e Ovest, tra la wilderness della frontiera e la civiltà delle città della costa orientale (Sfida Infernale).

Sentieri selvaggi, John Ford, 1956

Sentieri selvaggi, John Ford, 1956

Il regista americano ha vinto nella sua carriera quattro Oscar come miglior regista, tra cui uno per il film Un uomo tranquillo, girato nel 1952 nella sua terra d’origine, l’Irlanda, dove troviamo forse uno dei baci più famosi della storia del cinema, quello tra John Wayne e Maureen O’Hara. Nel suo lavoro dialettico tra sperimentazione e consolidamento delle regole del genere, John Ford ha sempre lavorato secondo i dettami dell’industria Hollywoodiana sfuggendo sempre ad una qualsiasi definizione di autore. Ad aiutarlo nella sua epica narrazione tre grandi attori, John Wayne, Henry Fonda e James Stewart che hanno saputo, ognuno sfruttando al massimo le sue peculiari caratteristiche, rendere unico ogni eroe di questa inestimabile cavalcata nel mondo americano.