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Mister Chocolat – Roschdy Zem

La Storia è piena di artisti che brillano per un momento e poi cadono nell'oblio. Il regista Roschdy Zem, qui al suo quarto lungometraggio, si immerge nel dimenticatoio per tirare fuori l’incredibile vicenda di Chocolat, il primo artista nero ad avere successo in Francia.

Mister Chocolat racconta la storia di Rafael Padilla, un uomo nato schiavo a Cuba che, dopo varie sofferenze e difficoltà, entra a far parte di un piccolo circo dove il clown Footit, famoso ma ormai poco apprezzato, nota il suo potenziale e lo ingaggia per formare un duo. La novità di questo binomio bianco-nero, la conoscenza dell’arte clownesca di Footit e la spontaneità di Chocolat, catapultano la coppia nella sfavillante Parigi della Belle Époque dove Chocolat inizia a vivere, come in un sogno, fra lusso e fama. Il successo conduce inevitabilmente il protagonista sulla strada del vizio: in mezzo a gioco d'azzardo, donne e alcol, Chocolat inizia una parabola discendente che avrà conseguenze nefaste per il duo comico.

Mister Chocolat Omar Sy

Il film di Roschdy Zem racconta non solo la storia di un uomo che tenta di emanciparsi, ma anche e soprattutto l’amicizia fra due artisti molto diversi: da una parte c'è Footit, un clown di successo arrivato però a un punto morto della sua carriera, un uomo dedito al lavoro che non si lascia affascinare dalle luci di Parigi; dall'altra c'è Chocolat che vuole vivere la vita fino in fondo senza limiti, circondandosi di belle cose e sperimentando ogni piacere. Le due personalità sono perfettamente rappresentate da due attori altrettanto differenti l’uno dall'altro, perché mentre Footit è interpretato da James Thierrée, attore di teatro e di famiglia circense, Chocolat invece ha il volto di Omar Sy che, dopo l’enorme successo di Quasi amici, è diventato uno degli attori francesi più famosi e apprezzati.

Due attori con carriere opposte per due ruoli complementari, come le maschere del teatro, quella sorridente di Chocolat e quella venata da una profonda malinconia esistenziale di Footit. Questa idea di doppio percorre tutto il film come un filo rosso e il regista gioca sapientemente con tutti gli ingredienti che compongono un biopic in costume, ricostruendo una Parigi di fine Ottocento dove il mondo luccicante dei salotti, dei locali e del benessere si scontra con la miseria ai margini della città. Inoltre, se la gente sembra apprezzare il talento naturale del clown nero, in fondo però non è ancora pronta ad accettare che un uomo di colore possa essere considerato alla pari di un bianco: fuori dalla pista del circo Chocolat torna a essere quello che è e quando i riflettori sono spenti, si accendono invece i pregiudizi che continuano ad animare la bella società parigina.

Una sceneggiatura solida – affidata a Cyril Gély –- un duo di protagonisti molto ben assortito e affiatato, un cast azzeccato (un nome su tutti è quello di Clotilde Hesme) e una cura attenta dei costumi e degli spettacoli clowneschi d’epoca rendono Mister Chocolat un film efficace e capace di mescolare diversi elementi e registri, evitando di soffermarsi eccessivamente sul tema della discriminazione razziale per raccontare piuttosto una storia dimenticata di un artista e di un uomo che vive la sua parabola di gloria e inevitabile caduta. E fra le tante riflessioni che suscita questo film, spicca proprio quella relativa al successo che si dimostra tanto luminoso quanto effimero.