lamant-dun-jour-garrel_cinelapsus

L’amant d’un jour

Ultima storia di un trittico in cui ad essere indagate sono le dinamiche di coppia e l'animo femminile, in particolar modo

Indagandoli con discrezione, con il distacco e l’empatia di chi sa ascoltare, osservare e poi narrare, Philippe Garrel si pone sempre all’ombra dei suoi personaggi e dei loro vissuti, come se dal più piccolo stimolo da lui indotto nascesse poi una storia libera di fluire nella maniera più naturale e trasparente possibile. Così era fin da Les amants reguliers (2005) e così persiste in L’amant d’un jour (2017) ultima storia di un trittico in cui ad essere indagate sono le dinamiche di coppia e l’animo femminile, in particolar modo. Garrel ama tutti i suoi personaggi, indistintamente, con la differenza che la donna occupa quasi sempre un posto di prim’ordine nei suoi racconti: in La jalousie (2013), sia Louis (Louis Garrel) che Claudia (Anna Mouglalis) tradiscono, ma s’insiste più sulle inquietudini di lei, sulle attese e corse affannose, sul timore della separazione che sembra toccare anche Louis, ma soltanto in superficie.

21029495_2013082017192456La jalousie (2013)

Lo stesso accade in L’ombre des femmes (2015), il lavoro più completo e rifinito a livello di analisi psicologica e della messa in luce dei caratteri istintuali della persona, in cui sono coinvolti sia Pierre (Stanislas Merhare che Manon (Clotilde Courau); Pierre è sposato da anni con Manon, sua compagna di vita e lavoro, e in casa, nonostante i consueti alti e bassi, a vigere è l’armonia. Pierre la tradirà con Elizabeth, molto più giovane di lui, non sopportando, però, lo stesso tradimento da parte di Manon. Menzognero e disonesto, Pierre la metterà alle strette con Manon disposta ad accettare tutto per redimersi, dai pedinamenti alle umiliazioni, senza sapere – o non volendo sapere – del marito e se l’uomo è qui ricondotto a un moto quasi primitivo, di Manon ed Elizabeth vengono disvelate le contraddizioni in immagini più forti e lampanti.

lombre-des-femmes1L’ombre des femmes (2015)

Alcune volte vorremmo andarcene anche noi da quelle quattro mura, respirare quell’aria parigina che, d’altra parte, si raccoglie e si smorza negli appartamenti e nelle camere da letto, lì dove le nevrosi e i caratteri si rivelano e nei claustrofobici silenzi che non possono far altro che indurre alla verità. In L’ombre des femmes sono proprio questi silenzi a fungere da mediatori tra bisogni e mancanze, impulsi carnali, da un lato, e certezze, dall’altro. E da qui, dall’andirivieni da un letto all’altro, dai baci rubati nei bistrò e da coincidenze – fin troppo coincidenze – nasce il continuo interrogarsi sull’infedeltà e sul tradimento. È come tornare ai triangoli amorosi di Antoine Doinel (Jean-Pierre Léaud), tra Colette e Christine e l’intimità domestica di Non drammatizziamo… è solo una questione di corna (Domicile conjugal, 1970) di François Truffaut, rivivendo gli stessi moventi interiori, le stesse passioni e liti consumatasi negli ormai regolari appartamenti parigini. E l’unicità di Garrel sta proprio nel suo legame con il passato, nella sottigliezza di uno sguardo che si disvela tra le pieghe della nostalgia e che non ne abusa mai, riadattando l’immaginario da lui tanto amato (è Raoul Coutard a dirigere la fotografia di Innocenza selvaggia) all’osservazione intimistica di queste micro realtà.

domicile-conjugal-1970-12-gNon drammatizziamo… è solo una questione di corna (1970)

«Cos’è la fedeltà?» domanda Jeanne al padre in L’amant d’un jour, e in realtà neanche Garrel lo sa. Racconta il tradimento mettendo al bando qualsiasi forma di giudizio a priori o a posteriori e lasciando che tutto, sentimenti e situazioni irrisolte, acquisisca una forma sullo schermo prima di essere percepito dallo spettatore. Quello di Garrel è un cinema che non si cura delle convenzioni (o costrizioni) drammaturgiche, dei moventi “necessari”, poiché l’umano è da indagare nella sua interezza e totalità, nei suoi infiniti vagheggiamenti e nei comportamenti senza senso. Il conflitto, l’azione sono più che tangibili: s’insinuano nei primi piani insistiti, nei volti e nell’enorme sofferenza di Jeanne dopo essere stata lasciata dal fidanzato, nei gemiti di Arianne e nelle attese. Gilles che attende Arianne, Arianne che attende il momento giusto per andarsene, Jeanne la telefonata di Mateo, e Mateo, a sua volta, Jeanne. E questo cinema totalmente fuori dal tempo rispetto a molti cineasti coevi, autentico e personalissimo, vergine, in un certo senso, non esiste in nessun luogo che non sia l’immagine intima di certi spaccati, e nel bisogno, concreto e inflessibile, di dare spazio a ogni suo frangente.