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Man Down – Dito Montiel

“”Man down”” è un termine militare che significa uomo a terra: è un urlo, una reazione viscerale che un soldato ha quando sa di poter perdere per sempre uno del suo gruppo. Man Down è anche il titolo dell’’ultimo film del regista e scrittore di culto Dito Montiel (Guida per riconoscere i tuoi santi), sceneggiato da Adam Simon con un cast di divi quali Shia LaBeouf e Gary Oldman.

“America we have a problem“ è l’’enorme graffito su di un palazzo in rovina che padroneggia in una delle prime scena della pellicola. L’’ambientazione è una città tetra, cupa e sfocata, sommersa dalla disperazione. E’ la fine del mondo e il nostro tempo sembra essere scaduto. L’’ex colonnello Drummer (Shia LaBeouf) è un veterano della guerra in Afghanistan che vaga in una realtà in rovina alla ricerca di suo figlio.

man down dito montiel

Nonostante le premesse della trama, il modello (purtroppo) non è il genere post-apocalittico,quindi non pellicole come The Road di John Hillcoat ma il war-movie patriottico e politico contemporaneo caratteristico del cinema di Kathryn Bigelow (The Hurt Locker, Zero Dark Thirty) o del Clint Eastwood di American Sniper. Infatti Man Down ha una struttura a ellissi/flashback, pertanto i frammenti del passato (corrispondenti al nostro presente) trovano uno spazio maggiore rispetto al desolato universo presentato a inizio film. Ma tra addestramenti che sembrano usciti da un film di Tony Scott, cameratismo e noiosi interrogatori su ambigue azioni militari, sono l’’incapacità dei soldati uscire dagli incubi dovuti all’esperienza della guerra e la paura dell’’uomo di non ritrovare più quello da cui si separa i temi su cui Dito Montiel vuole far riflettere.

Tuttavia, i numerosi salti temporali hanno l’’effetto di soffocare la fluidità e a la tensione della storia. E’ come se il regista cercasse una complicità con lo spettatore, un gioco a incastri che fallisce a causa da trovate e colpi di scena ingegnati dallo sceneggiatore che seppur coraggiosi e spiazzanti, sono costruiti in modo molto frettoloso risultando poco credibili. Ad alzare la qualità totale del lavoro è la sentita interpretazione di Shia LaBeouf, lontana dallo stereotipo del marine come nuovo cowboy americano: è un padre che affronta qualsiasi dolore, attesa e rinuncia pur di poter baciare di nuovo il proprio figlio.

Clint Mansel (Requiem for a Dream, Black Swan) dirige le musiche decidendo, in linea con l’’anima intimista del film, di utilizzare come sottofondo musicale numerose ballate folk rock, come quelle che si ascoltano mentre si guida verso un tramonto estivo. Non il solito thriller bellico ma un film che trascina ed emoziona o almeno ci prova.