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Beasts of No Nation – Cary Fukunaga

Beasts of No Nation è un album del 1989 di Fela Kuti, musicista nigeriano noto anche per il suo attivismo in favore dei diritti umani. E’ un romanzo che Uzodinma Iweala – afroamericano classe 1982 – ha scritto rielaborando la sua tesi di laurea ad Harvard. Beasts Of No Nation è anche un film, scritto e diretto da Cary Fukunaga e presentato in Concorso alla 72° Mostra del Cinema di Venezia che sarà distribuito da Netflix.

Agu (Abraham Attah) è un bambino vispo e di una fantasia incontenibile, ha una famiglia unita con cui vive in una zona cuscinetto dell'Africa Occidentale. Viene voglia di restare più a lungo in questa situazione di calma – esplicitamente – precaria di questo villaggio, vedere cosa succede in Africa quando si vivono vite normali, ma Beasts of No Nation non ha questo obiettivo.

Agu sopravvive al massacro dei suoi cari e diventa un bambino soldato; l’intento della pellicola in concorso è quello di mostrare la crudeltà, l’impossibilità di scegliere, fare entrare il male nell'obiettivo sul quale schizzano fiotti di sangue. Il regista di True Detective costruisce scene che vogliono essere d’impatto, azioni corali costantemente enfatizzate dalle musiche di Dan Romer alternate ai momenti di intimità con i corpi giovani segnati da cicatrici dei bambini perduti.

E chiunque si ricordi del libro di antologia delle scuole medie può facilmente intuire cosa succede nel film, perché in tanti conoscono la storia di quei bambini con la pelle scura, un elmetto troppo grande e un fucile a tracolla, tutto rientra in quegli orrori di cui si è a tranquillamente a conoscenza. Spaccare il cranio di un uomo con una sciabola come rito di iniziazione, la droga per sedare e istigare allo stesso tempo, irrompere in una casa e stuprarne le donne e la cieca fedeltà ad un capitano (Idris Elba) che vuole sentirsi loro padre per illudere la sua sete di potere. Questo è l'inferno che si cela nei paesaggi umidi e rigogliosi di una nazione non nominata.

La narrazione è forte e scorre rapida, molte scene riescono nella ricerca della potenza. C’è la consapevolezza che quest’orrore dev'essere ricordato e mostrato, che i bambini soldato devono essere più di un argomento per sensibilizzare gli animi occidentali. Quando si mostra il male però si insinua quel costante dubbio di cosa mostrare, come narrare. Cary Fukunaga sceglie un racconto duro e diretto che rischia però il distacco, e vista la sua capacità di comporre l’immagine rimangono i se, i desideri e la curiosità di quando un racconto è efficace, ma risulta imperfetto.