Villa Dolorosa - Rustioni

Villa Dolorosa – Roberto Rustioni

Rebecca Kricheldorf riscrive le 'Tre Sorelle' di Čechov

Tre sorelle rappresenta una delle vette artistiche del teatro di Anton Čechov. Nella sua opera, il medico-drammaturgo ritrae il disordine emotivo della Russia di fine Ottocento, il costante girare a vuoto di una società senza più ideali né obiettivi dove riporre il proprio destino. I suoi personaggi, còlti nei propri rituali quotidiani, sono sospesi in una sorta di limbo nel quale cercano di nascondere le proprie piccole ipocrisie, dirigendosi sostanzialmente verso il grande fallimento. Proprio il testo di Čechov sta alla base di questa riscrittura della giovane drammaturga tedesca Rebecca Kricheldorf (Freiburg, ’74): un incrocio di sguardi per trasportare le suggestioni di un secolo fa nella nostra quotidianità.

In una Germania dei nostri giorni, una famiglia composta da tre sorelle e un fratello vive in una villa fatiscente. Sono rimasti orfani di entrambi i genitori, ricchi intellettuali che hanno assegnato loro i nomi dei protagonisti del dramma čechoviano. Ol’ga (Federica Santoro), depressa insegnante in procinto di diventare preside di un liceo che detesta; Irina (Eva Cambiale), giovane senza meta che cambia di anno in anno facoltà universitarie, sospesa nella frivolezza di una giovinezza che stenta a mollare; Maša (Silvia d’Amico), moglie dilaniata da un marito che non ama più e forse non ha mai amato; e Andrèj (Gabriele Portoghese), insicuro intellettuale destinato all’insuccesso artistico.

Questa pittoresca famiglia si ritrova ogni anno nella sempre più decadente villa per festeggiare il compleanno di Irina. Tale rituale si ripete per tre anni e, come rivela il titolo – Villa Dolorosa (produzione Fattore K) –, si dimostrerà sempre un perfetto fallimento. Tra la musica ad alto volume, assenza d’invitati, regali poco graditi e fiumi di alcool, i protagonisti della pièce cercano di abbattere la noia di un’esistenza allo sbando, raggiungendo, però, sempre l’effetto desiderato opposto. A dare un barlume di speranza alla famiglia intervengono Georg (Roberto Rustioni), affascinante uomo di mezz’età, schiavo di una famiglia che ormai mal sopporta; e il nuovo amore di Andrej (Carolina Cametti), ragazza di bassa estrazione che in tre anni darà alla luce tre figli. Di fatto, questi ultimi due personaggi non faranno altro che spingere gli altri ancora di più verso il baratro.

Rustioni, adattatore e regista dello spettacolo, porta in scena le azioni reiterate di una famiglia alla deriva, riuscendo a creare quel clima di amara ironia tanto caro a Čechov. La staticità di questo microcosmo si relaziona a un macrocosmo in costante evoluzione: il tutto condito ed esasperato dalla spiccata enfasi degli interpreti e dalla lunghezza (forse eccesiva) della pièce. Ne consegue una perfetta fotografia del perenne fallimento di una generazione che non riesce a concretizzare i propri buoni intenti.

A tal proposito, risulta molto indicativo il finale. I protagonisti hanno perso ormai ogni speranza, rinfoderano allora le armi e decidono di accontentarsi, di attendere inermi il proprio des’odiata routine.