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Cronache del Pardo #2

Il nostro reportage dal 69esimo Festival del Film di Locarno

Come il cinema fin dalle sue origini ha saputo illustrare, attraverso le storie messe in scena e i personaggi che a queste davano voce e corpo, le mille sfaccettature della realtà che ci circonda, il Festival del Film di Locarno ha sempre messo in evidenza e focalizzato la propria attenzione su registi e opere che riflettono, esplorano e indagano la complessità e molteplicità del nostro presente.

Una delle realtà che ci circonda, ma che molto spesso facciamo finta di ignorare, affrontata infatti solo tangenzialmente dal cinema italiano, è quella dell’immigrazione e delle tragedie che si consumano sulle nostre coste così come su altre nel Mar Mediterraneo e non solo. È innegabile, salvo rare eccezioni, ad esempio Fuocoammare il cui successo in patria è stato in parte dovuto alla nomea dell’autore Gianfranco Rosi e alla risonanza dell’Orso d’oro vinto alla Berlinale, il cinema italiano ha preferito evitare di confrontarsi con questa cruciale attualità, oppure film che hanno trattato argomenti del genere sono passati completamente innosservati al pubblico e alla produzione/distribuzione nostrana, tra i quali Mediterranea di Jonas Carpignano.

Pescatori di corpi, Michele Pennetta, 2016

Pescatori di corpi, Michele Pennetta, 2016

Non c’è dunque da meravigliarsi se l’opera prima di Michele Pennetta, originario di Varese, Pescatori di Corpi, in concorso nella Sezione Cineasti del presente, sia di produzione svizzera. Il Festival del Film di Locarno si ricollega in qualche modo all’edizione precedente, nella quale venne presentato il magnifico Lampedusa in Winter di Jakob Brossmann. Entrambi i film infatti, al fine di affrontare questa scottante tematica, decidono di focalizzarsi non sugli immigrati o sul loro viaggio per mare, ma bensì sulle persone che con questi convivono a stretto contatto. Pescatori di Corpi evita dunque qualunque tipo di sensazionalismo di facciata, rifiutando uno stile giornalistico o d’inchiesta, illustrando i timori di un gruppo di pescatori di Catania. Preoccupati per un futuro lavorativo incerto, dipendente necessariamente da condizioni naturali e non solo, i pescatori ritirano su le reti a notte fonda scoprendo i segreti che riserva il mare, non solo pesce ma anche vestiti di chi in quelle acque ha perso la vita. Parallelamente un giovane immigrato sembra non essere ancora riuscito ad abbandonare la condizione da cui era fuggito, costretto a vivere in clandestinità in una barca ormeggiata in porto.

The Challenge, Yuri Ancarani, 2016

The Challenge, Yuri Ancarani, 2016

L’altro autore italiano presente in questa sezione è Yuri Ancarani, due anni dopo il suo cortometraggio San Siro, presentato nella categoria Pardi di Domani, che quest’anno si cimenta con il formato del lungometraggio in The Challenge. Questa volta siamo molto distanti dall’Italia e dalla realtà che ci appartiene. Il film infatti ci mostra l’opulenza sconsiderata dei signori del petrolio in Medio Oriente e i loro hobby, tra corse in macchina, rally con le jeep e le partite ai videogiochi in un deserto illuminato da scintillanti luci al neon. Mettendo in scena gli aspetti preparatori, come nel film precedente, che accompagnano un determinato rituale, Ancarani ci mostra l’antico mestiere della falconeria, popolare nel Medioevo ma che tuttavia mantiene lo stesso prestigio nella cultura araba contemporanea. Attraverso un volo pirotecnico, come quello del falco pronto ad attaccare il piccione, il regista si serve di un approccio estetico legato alla video arte e allo “slow cinema”, soffermandosi sulla maestosità del paesaggio attraverso contemplativi campi lunghi, spesso statici, che cercano di racchiudere nei loro confini la vita nel ricchissimo deserto del Qatar.

Pow Wow, 2016

Pow Wow, Robinson Devor, 2016

Tutt’altro deserto invece, quello della Coachella Valley in California, ci viene presentato da Robinson Devor in Pow Wow, termine usato per indicare un raduno celebrativo di nativi americani. Tuttavia, a festeggiare per un giorno con danze e canti non sono ormai più le tribù native quanto ricchi impreditori che arricchitisi dallo sfruttamento idrico hanno costruito un gigantesco campo da golf in mezzo al deserto. Un esperimento etnografico satirico diviso in capitoli “herzoghiani” ci mostra personaggi grotteschi, usciti quasi dal Chinatown (1974) di Polanski, che cercano di mettersi in mostra apparendo però estremamente ridicoli sfrecciando con le loro golf car truccate nelle distese d’erba e strade che racchiudono il quartiere.

The Hedonists, Jia Zhangke , 2016

The Hedonists, Jia Zhangke , 2016

Altra satira dissacrante ma estremamente tagliente è quella che caratterizza una delle opere più attese dell’intero festival, The Hedonists, Fuori Concorso, cortometraggio di Jia Zhangke, parte del film collettivo a episodi Beautiful 2016, presentato a Marzo all’Hong Kong International Film Festival. Cimentandosi con il registro comico, e la vena surreale già presente in altri suoi film, il regista cinese, ormai tra i più affermati a livello mondiale, riesce a disegnare una parabola sul socialismo, “che non è fatto per fare soldi mentre si dorme”. In una Cina inarrestabile verso l’occidentalizzazione, dove ognuno cerca disperatamente di arricchirsi, tre disoccupati vengono assunti in un parco tematico in cui dovranno ri-mettere in scena la vita nell’età imperiale, vestiti con costumi dell’epoca in una simil copia di villaggio tradizionale, cui fuori le mura, ovvero un semplice cancello, un centro commerciale di prossima apertura è pronto ad accogliere i turisti.

Un altro baraccone che simula la realtà che ci circonda viene eretto da Ben Rivers e Gabriel Abrantes nel surreale e visionario rifacimento in versione fantascientifica della “Storia del piccolo gobbo” de Le Mille e una notte. The Hunchback, cortometraggio Fuori concorso, ci mostra un assurdo futuro distopico dove una megamultinazionale obbliga i dipendenti a ri-mettere in scena ricostruzioni storiche medioevali interpretando dei ruoli assegnati, ri-vivendo particolari sensazioni ed esperienze umane di cui ormai non è rimasta traccia nel database delle emozioni di una società tecnologicamente super avanzata. Mille sfaccettatture della realtà che ci circonda, attraverso forme e registri diversi cui solo il mezzo cinematografico, in un mondo che vive di immagini, sembra riuscire a farsi cantore.