little sister Hirokazu Kore-eda

Little Sister – Hirokazu Kore-eda

Kore-eda torna a Cannes e continua ad emozionare, con Little Sister, un altro dolcissimo dramma familiare giapponese. La storia ruota intorno a tre sorelle adulte, che vivono insieme in una vecchia ed enorme casa, in origine appartenente alla nonna e ora occupata e gestita da loro. Yoshi lavora in una banca, ha una storiella e beve troppo. Chika lavora in un negozio di articoli sportivi e si comporta come la mascotte del gruppo. La più matura è Sachi, infermiera presso l’ospedale locale, coinvolta in una relazione con un uomo sposato. Loro padre è andato a vivere con un’altra donna e la madre è scomparsa, forse per depressione, dopo l’accaduto. La loro vita sarà sconvolta quando devono partecipare al funerale del padre, e incontrano Suzu, un’adolescente eccezionalmente intelligente, figlia dal secondo matrimonio e dunque sorellastra.

Si capisce subito come Suzu cambi la vita alle ragazze, doni a loro una forza nuova, di comprensione dei sentimenti e delle difficoltà che la vita stessa pone. Allo stesso tempo quel senso profondo che la ragazzina dona a loro, pare a tratti chiuderle ancora di più nel nido che esse si sono create proprio per resistere a quell’adolescenza terribile a cui hanno dovuto far fronte. Kore-eda mostra tutto ciò con l’estrema delicatezza che lo contraddistingue, fatta di sguardi e sorrisi, piccoli gesti e parole accennate, anche in questo film riusciamo a percepire i loro sentimenti e allo stesso modo ne siamo splendidamente catturati.

Viaggi in treno, pranzi e cene di gruppo, bucoliche passeggiate in collina, addii e memoriali malinconici, una natura riflessa tra primavera e autunno, le stagioni di mezzo in cui tutto cambia come l’età che queste (oramai quattro) sorelle devono superare, assieme. Ogni elemento non fa altro che disegnare i sentimenti delle protagoniste, ogni tempo e ogni spazio ridefinisce un’umanità che si forma, che abbaglia e che lascia spesso senza fiato. Kore-eda la respira attraverso i suoi antenati (ancora una volta Ozu e Yamada su tutti) e ce la dona, facendoci percepire il calore come la pioggia sui loro volti fino a farcela sentire nel cuore. Un altro film di un cinema che pare sempre più dissentire dalla nostra arida realtà, e proprio per quello da scoprire.